Recensione Libri: Il Signore della svastica, Norman Spinrad

Già nella copertina: “Se Hitler fosse stato uno scrittore, questo sarebbe stato il suo romanzo più allucinante”

TRAMA:

Il romanzo è presentato dall’autore come il capolavoro di un famoso scrittore di fantascienza, Adolf Hitler, esiliato dalla Germania nel 1913 e morto a New York nel 1954. Nelle settimane precedenti la sua morte, avrebbe scritto la storia di Feric Jaggar, il signore della svastica, una storia folle e surreale di conquista dell’universo da parte di una razza superiore di Veri Uomini. Nel 1142 A. F. (anno del Fuoco) il vero uomo Jaggar, alla testa di un esercito di fanatici, le SS, muove alla conquista del mondo, sterminando ogni forma di vita che non corrisponda ai suoi canoni di razza pura e perfetta.

RECENSIONE:

Il signore della svastica è unanimemente riconosciuto come il capolavoro di Adolf Hitler, il celebre scrittore di fantascienza morto a New York nel 1954. La genesi del romanzo, che precedette di poche settimane la morte dell’autore, è singolare come il contenuto del libro. Hitler scrisse la storia di Feric Jaggar, il signore della svastica, in una sorta di delirio allucinato.

Fin dalle prime, bizzarre righe di quest’opera inconsueta, si ha l’impressione di essere stati catapultati in un altro mondo, in un universo parallelo e stranamente sbagliato. Ed è proprio questo lo scopo che sembra voler raggiungere il brillante Spinrad. Apparentemente, l’autore sembra voler rispondere alla domanda: che ne sarebbe stato dell’odioso despota se, invece di continuare per la strada che lo portò ad essere il leader politico più invasato degli ultimi tempi, fosse emigrato in America? La risposta ci viene fornita fin dalle prime pagine: sarebbe diventato un disegnatore (molti sanno già che Hitler aveva notevoli aspirazioni artistiche), illustratore per riviste di fantascienza, e infine scrittore del genere e esponente importante in questo ambiente.
E’ quello che abbiamo di fronte è il romanzo che, chissà, forse Hitler avrebbe scritto se le cose fossero andate diversamente.

Chi sa se il nostro caro Waloternativo ha avuto “l’onore” di conoscere Hitler scrittore. Tra mondi paralleli ci si intende, no…

L’oscuro emigrante tedesco costretto ad abbandonare la Germania nel 1919 in seguito al fallimento di un putsch di elementi di estrema destra rivive nel romanzo i suoi sogni di dominio del mondo. Una volontà di potere folle e disumana pervade tutto il libro, storia di una delirante conquista dell’universo da parte di una razza superiore di Veri Uomini. La forza fantastica di queste pagine è tale che il lettore si domanda smarrito che cosa sarebbe potuto accadere se, invece di diventare uno scrittore, Hitler avesse potuto portare avanti i disegni politici intessuti in un momento di illusoria frenesia nella Germania sconvolta della Repubblica di Weimar.

Dare un giudizio finale a questo romanzo è qualcosa di molto difficile, per me.
L’idea che ha dato vita a quest’opera, e i passi iniziali della sua realizzazione, sono a dir poco geniali. Durante la lettura dei brevi passi che ho citato, mi sentivo emozionata, divertita, eccitata e conquistata.
Però, quando si passa alla lettura del romanzo (vincitore del premio Hugo in questo mondo parallelo immaginato da Spinrad), non si può non rimanere leggermente delusi.
Quest’opera geniale si divide in tre parti. La preparazione al romanzo di Hitler – geniale -, il romanzo di Hitler – noioso -, e l’analisi del romanzo – di nuovo geniale.
Se avessi letto solamente il romanzo, il parere sarebbe stato indubbiamente negativo. Le descrizioni forzate e ridondanti, ripetitive e noiose, la trama banale dell’eroe predestinato e perfetto che deve sconfiggere i cattivoni brutti, sporchi e puzzolenti, le battaglie descritte con un’ossessività quasi inquietante e morbosa per la violenza e il disgustoso, e il linguaggio stentato e incespicante, fanno di quest’opera un romanzo a dir poco mediocre.
Terminata la lettura del “romanzo di Hitler“, però, scopriamo quello che forse avremmo potuto immaginare dall’inizio, visto come ci viene presentata l’opera: la bruttezza di questo romanzo è stata accuratamente scelta, levigata e curata. Norman Spinrad s’è preso l’agognata libertà di scrivere un romanzo brutto affinché sembrasse brutto dall’inizio alla fine.
I personaggi piatti e insignificanti, la trama ordinaria e noiosa, le descrizioni ripetitive e rivoltanti, la ricercata oscenità della metà degli eventi descritti, è qualcosa di deliberatamente ricercato.
Alla chiusura del romanzo, infatti, ci ritroviamo a leggere una postfazione scritta da un immaginario studioso, che analizza nei minimi dettagli la bruttezza e l’oscenità di questo romanzo. Diviene ormai evidente come Spinrad abbia voluto fino in fondo cercare di entrare nella mente malata, deviata e contorta del dittatore, esprimendo a parole il suo pensiero morboso. Spinrad si diverte infine ad utilizzare le proprie parole per evidenziare ogni singolo tratto della malata personalità del dittatore.
L’esagerata simbologia fallica, il rapporto malato con le donne, l’antisemitismo, l’ossessione e la paranoia, l’osceno narcisismo e l’inquietante amore per la violenza del “nostro” dittatore, vengono analizzati tramite le parole dello scrittore, in un’analisi a tratti divertente e a tratti deprimente per quello che esprimono.

Effettivamente, Hitler sembra presumere nel libro che masse di uomini in uniformi feticistiche, che marciano con precisione maniacale e con uno spiegamento di gesti e parafernali fallici, eserciteranno un fascino potente su esseri umani normali.

[…]

La violenza confina nel libro con la psicosi. Hitler descrive i massacri più tremendi come se non solo li trovasse attraenti, ma presumesse che anche i lettori ne siano altrettanto affascinati.

[…]

Qui al lettore viene offerto, per così dire, qualcosa di probabilmente unico in tutta la letteratura: la più orribile, perversa e odiosa violenza descritta da un autore che naturalmente è convinto che simili odiosi spettacoli siano edificanti, istruttivi e addirittura espressioni di nobiltà.

E infine, su tutto:

Ovviamente, una simile psicosi nazionale non potrebbe mai prendere piede nel mondo reale; la supposizione di Hitler che non soltanto potrebbe accadere, ma che sarebbe addirittura un’espressione di cosiddetta volontà razziale prova che lui stesso soffriva di una simile malattia.

Leggere passaggi simili strappa un sorriso e deprime, perché è facile immaginare come in un mondo in cui Hitler non si è dedicato alla politica cose che realmente ha realizzato possano apparire assurde e inconcepibili, mentre nella realtà gli esseri umani si sono rivelati all’altezza di un leader malato, morboso, perverso e sadico, la cui unica vera qualità era quella di essere un trascinatore di masse.

In definitiva, Il signore della svastica è difficile da giudicare: è un brutto romanzo, scritto male, ma per decisione volontaria ed elucubrata. D’altra parte, è un romanzo geniale e folgorante, che si dovrebbe leggere per inquadrare la nostra realtà in una prospettiva un po’ diversa.

VOTO: 6.5/7.5

2 Risposte

  1. Un brutto libro (quello dello scrittore Hitler) metafora di una brutta pagina di storia dell’umanità

    1. E’ proprio un ottimo modo di cogliere il contenuto di questo romanzo.

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