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Recensione Libri: Il profumo delle foglie di limone, Clara Sánchez

Ok, lo ammetto: questo libro è la dimostrazione che bisogna leggere tutta la trama nella seconda di copertina prima di convincersi che sia una ciofeca.
Questo libro me l’hanno più o meno ficcato nelle mano dicendomi “Leggilo!” e a me, onestamente, visto il titolo piuttosto evocativo, l’immagine di copertina, e un riferimento ad una ragazza incinta che non sa cosa fare nella propria vita nei primi righi della descrizione, ispirava poco o per nulla. Mi sembrava probabile si trattasse esclusivamente di un romanzo romantico e riflessivo, di cui, in questo momento, non volevo proprio sentire parlare.
Per fortuna, non è stato così.
Purtroppo, però, questo rende difficile dare un giudizio veramente oggettivo.
Per chiarirci: a pagina uno ero piuttosto reticente e titubante nell’affrontare la lettura, ma sapevo che prima o poi avrei dovuto farlo e che quindi era meglio togliersi il dente presto. Verso pagina dieci, ero già piuttosto emozionata perché avevo finalmente capito che il libro che avevo davanti non era una ciofeca romantica, ma un libro serio con un tema interessante.
Alla fine ero – e sono – vagamente annoiata e principalmente delusa per la banalità e per il modo semplicistico con cui è stata trattata e conclusa una storia che poteva essere veramente interessante.

Comunque, andiamo con ordine.
Questo libro è scritto dal punto di vista dei due personaggi principali: Sandra, la ragazza incinta che non sa che diavolo fare della propria vita e che viene “adottata” da due simpatici e gentili vecchietti che l’aiutano quando sta vomitando l’anima in spiaggia, e Julian, un ottantenne reduce dai campi di concentramento sulle tracce di due ex torturatori nazisti, per vendicarsi prima della inevitabile morte – sua o loro, poco importa. Le storie di questi due personaggi finiranno con l’incrociarsi, visto che gli adorabili anziani con cui la prima è entrata in contatto coincidono con gli spietati assassini di cui il secondo è alla ricerca.
Insomma, Il profumo delle foglie di limone, è un libro che affronta e approfondisce il tema di cosa possa essere successo a questi nazisti ormai vecchi. Si interroga sulla possibilità che possano essersi pentiti delle loro malvagità giovanili, e si chiede se possano persino essere redenti.
La risposta, al di fuori di ogni dubbio, è no.

Una volta trovati i primi due nazisti, il libro, iniziato con i toni leggeri e semplicisti di Sandra, discende lentamente in una spirale di delirio e follia in cui la povera ragazza si ritrova coinvolta suo malgrado. Veniamo così a conoscere un’intera – e improbabile – orda di nazisti rifugiatosi tutti nella medesima zona, dove, tra adepti e seguaci di giovane età, gestiscono il piccolo club privato della rievocazione storica nazista.
In fin dei conti è questo che fanno: rievocano i tempi in cui erano forti e potenti e potevano fare quello che volevano, si trascinano avanti con i residui di una giovinezza che ormai li ha abbandonati da un pezzo, odiano praticamente chiunque li circonda e fingono di avere ancora intere vite da vivere. A dire il vero, questi vecchietti fanno quasi un po’ pena per il loro patetico tentativo di rievocare la grandezza di cui sono stati partecipi. Ormai, sono solo relitti di una nave affondata che non riescono a rassegnarsi all’idea di non essere più i padroni del mondo.

Insomma, dal mio punto di vista, il tema, di per sé, è parecchio interessante. Il problema è che viene veramente sviluppato male e che i personaggi sono ben più noiosi e poco realistici di come potrebbero essere.
I vecchietti nazisti, inanzitutto, che forse dovrebbero apparire spaventosi e ispirare odio profondo da ogni riga, come ho già detto riescono unicamente a risultare patetici, col risultato che quasi ci si chiede se non stiano già vivendo la loro meritata punizione.
Sandra, che forse nelle intenzioni dell’autrice doveva essere il personaggio portante della storia, affascinante e umana con i suoi dubbi e le sue incertezze che la rendono viva e vicina ad ogni lettore, che cresce nell’arco narrativo del libro e che tutti sembrano amare, è… noiosa. Scialba. Insipida. Inutile. Più di trent’anni, incinta di un uomo che non ama, non ne ha mai voluto sapere di studiare e/o lavorare, non sa fare nulla, e, per qualche motivo ignoto, riceve amore e ammirazione da tutte le parti. Va praticamente a vivere da due sconosciuti appena li conosce, continuando a pensare da una parte a quanto gli vuole bene perché per lei sono i nonni che non ha mai avuto, dall’altra che se riesce a restare, quando crepano le potrebbero lasciare tutte le loro proprietà. Ma che persona bella e buona, eh?
Julian, che poteva esser l’unico caratterizzato decentemente all’interno del libro, l’uomo per cui la vendetta viene prima di tutto, quello che per un attimo è stato capace di mettere in pericolo Sandra solo per agitare leggermente i vecchietti, quello con più sfumature e tutto il resto, alla fine delude amaramente, abbandonando la sua vendetta per affetto nei confronti di Sandra. E va a quel paese.

Infine, la conclusione è di un banale a dir poco disarmante. L’unica cosa che forse non ci si aspetta è la morte di Alberto – fino all’ultimo temevo la romantica riunione con Sandra – ma, tolto questo, chiuso questo libro resta unicamente una sensazione di inutilità latente e di contenuti, alla fine, stereotipati e poco approfonditi.
Purtroppo, è uno di quei – pochi – libri che, nonostante l’idea interessante, non mi sento di consigliare quasi a nessuno.

VOTO: 5.5/10