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Recensione Libri: Warm Bodies, Isaac Marion

TRAMA:

R è uno zombie in piena crisi esistenziale. Cammina per un’America distrutta dalla guerra, segnata dal caos e dalla fame dissennata dei morti viventi. R, però, è ancora capace di desiderare, non gli bastano solo cervelli da mangiare e sangue da bere. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, la sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, eppure dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di meraviglia e nostalgia. Un giorno, dopo aver divorato il cervello di un ragazzo, R compie una scelta inaspettata: intreccia una strana ma dolce relazione con la ragazza della sua vittima, Julie. Un evento mai accaduto prima, che sovverte le regole e va contro ogni logica. Vuole respirare, vuole vivere di nuovo, e Julie vuole aiutarlo. Il loro mondo però, grigio e in decomposizione, non cambierà senza prima uno scontro durissimo con…

STORIA:

Recensire questo libro non è stata un’impresa facile per la sottoscritta. Innanzitutto perché non amo particolarmente recensire libri che non mi sono piaciuti, ma soprattutto perché è un libro dai diversi aspetti che vanno considerati in toto, per dare una visione quanto più obbiettiva possibile di questo romanzo.
Warm Bodies mi è stato prestato mesi orsono, dopo che ne trovai una recensione su internet e che la mia vena masochistica mi urlò “Ma sì! Leggiamolo! Ogni tanto qualcosa di terribilmente trash ci vuole!”. Fortunatamente questo mio sgradevole lato non si fa sentire molto spesso, infatti appena ebbi il libro in mano lo dimenticai in un angolo, posticipando ad oltranza la lettura. Poi, complice la noia estiva ed il bisgono di qualcosa di leggero da portarmi in spiaggia quell’unica volta all’anno in cui mi costringono ad andarci, ho deciso di attaccarlo.
Molti hanno definito questo libro “Il Twilight con gli zombie“. Io, per cercare di restare il più obbiettiva possibile e non odiarlo già dalle prime pagine, ho cercato di convincermi che quello di Marion fosse un esperimento sociologico. Che questo libro fosse stato partorito per rispondere all’annosa domanda: “Ma dopo Twilight, se scrivo una storia d’amore con uno zombie, se la bevono ugualmente?”. Se la vedi in questo modo diventa quasi gradevole la lettura, anche se alla fine questa flebile speranza ti viene impietosamente strappata.

Ma andiamo al libro in sé e per sé.
Inizialmente, sorprendentemente, la scrittura è molto gradevole. Marion scrive decentemente, offre un ottimo punto di vista, spesso ironico ed accattivante, sul mondo apocalittico invaso dagli zombie. La voce narrante appartiene allo zombie protagonista, R, e, soprassedendo ad alcune domande idiote che ti bloccano la lettura (“Ma se non è in grado di parlare e di scrivere, come cavolo mi sta narrando questa storia? O sto leggendo i suoi pensieri e basta?”, cosa che comunque diventa chiara alla fine), il suo punto di vista è gestito molto bene.
Nelle prime pagine viene esplorato il modus vivendi di una variegata comunità di zombie. Non parlano, non comunicano oltre che con gesti e con pochi grugniti monosillabici, eppure hanno una gerarchia sociale, residui di rituali umani come il matrimonio e l’adozione e una scuola in cui addestrare i bambini zombie a mangiare gli umani. E non mangiano il cervello solo per fame e per istinto di sopravvivenza, ma anche per assorbire i ricordi dei Vivi, per avere uno sprazzo di vita in una lunga esistenza di Morte e di annullamento in cui non ricordano nulla della loro vita precedente.
Fino a qui, è tutto molto interessante. Marion ci regala persino un paio di scene pulp che fanno ben sperare per l’esito di questo libro. Forse, ti ritrovi irragionevolmente a sperare, chi ha descritto questo libro come il “Twilight con gli zombie”, ha esagerato nella volontà di smontare il libro.
Ma, ad un certo punto, entra in campo lei, Julie, la bellissima fighetta di turno che, con la sua voglia di vivere e di rivoluzionare il mondo, cambierà tutto.
R mangia il cervello di un ragazzo e viene invaso da un’ondata di ricordi senza precedenti. Quindi, invece di passare noncurante alla vittima successiva, si innamora della ragazza la cui crescita ha appena visualizzato nei ricordi non suoi. E decide di proteggerla dagli altri zombie, di portarsela con sé all’aereoporto dove la sua comunità vive e adottarla come un gattino abbandonato raccattato per strada.
Da questo punto in poi, è l’inizio della fine. I due si innamorano (facile innamorarsi di uno zombie puzzolente che mangia cervelli umani e si esprime solo a sillabe, no?), lui comincia ad umanizzarsi (troppo difficile convincere le ragazzine ad affezionarsi ad un brutto zombie puzzolente. Quindi R parla di più, cammina meglio, ad un certo punto, per qualche motivo incomprensibile, sente persino gli effetti dell’alcol nel cervello, cosa di cui lui stesso si sorprende visto che non ha sangue che circola.  Marion ci tiene a farci sapere che lo sa che è una cosa impossibile, ma avviene comunque, perché sì), e, in una sdolcinata scena d’amore sul tetto di un palazzo i due si baciano. Ma non è lui a contagiare lei con il virus della morte, ma è lei a contagiare lui con il virus della vita, creando insieme un nuovo virus capace di guarire gli zombie dalla morte. Sì, esatto. Li fa tornare in vita.
La morale di questo libro: l’amore può vincere ogni cosa. Anche la morte. Ma qui si esagera. Forse avrei potuto accettare se l’amore li avesse uccisi definitivamente, ma che, dopo anni di morte, ritornino a respirare, sanguinare, guarire e vivere… no.

Oltretutto, benché R sia un personaggio gestito abbastanza bene nella sua zombaggine e persino nella sua progressiva umanizzazione, lei, Julie, è di una vuotezza solo di poco inferiore a quella della famigerata Bella. Accetta tutto così, come viene, senza lottare, protestare, accanirsi, ribellarsi. Segue R alla sua base segreta e se ne sta lì comodamente seduta per una settimana senza quasi provare a scappare. Alla prima occasione, invita R a dormire a letto con lei. Appena lui la raggiunge alla base dei Vivi, lo abbraccia e lo invita a dormire con sé, aiutata dalla sua amica, Nora, che, sebbene gli abbia visto mangiare il cervello di un paio dei suoi amici e non ha neanche la scusa di soffrire della sindrome di stoccolma, la incoraggia a tenerselo in casa fintanto che papà è fuori, e si spaccia anche per la sua fidanzatina.
Insomma, se Marion è discretamente bravo a gestire uno zombie mangiatore di cervelli con una mente piuttosto effervescente, non si rivela altrettanto bravo a gestire i sottili processi mentali di un vivo che lo porta ad avvicinarsi, fidarsi, diventare amico e innamorarsi del prossimo. In fin dei conti è un processo complesso tra esseri umani, figuriamoci tra umani e zombie.

In conclusione, Warm Bodies è un libro che consiglio solamente se si ha una voglia masochistica di leggere qualcosa di terribilmente trash, di farsi quattro risate sull’assurdità della trama e se si vuole completamente spegnere il cervello quando si procede alla lettura.
Ah, e ovviamente, è abbastanza consigliato a chi ha apprezzato Twilight.
Per chi vuole leggere romanzi veri ed interessanti, è totalmente sconsigliato.

VOTO: 4.5/10

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Recensione Libri: Pan, Francesco Dimitri

TRAMA:

Nelle notti romane ci sono bambini che sognano, e che nel sogno, ogni volta, ripetono il viaggio verso una grande isola che non c’è. Nelle notti romane ci sono ville borghesi illuminate dalla luna piena, e dai loro giardini spesso s’innalzano, non visti, mastodontici galeoni pirata. Nelle notti più fredde di una Roma moderna, pulsante, segreta, qualcuno ormai comincia ad avvertirlo: uno spirito folle sta bussando alla porta, uno spirito anarchico e sensuale, passionale e libertino, pronto a tornare per rapirci. Qualcuno lo vuol chiamare Peter; un tempo era noto come Pan. A cento anni di distanza dalla sua prima comparsa, il Peter Pan di Barrie rivela oggi più che mai la propria carica eversiva, la propria primordialità vitale, erotica, libera, il proprio rifiuto verso ogni forma di dogmatismo. Nei cieli di Roma lo scontro si sta preparando: bambini e pirati, vecchie e nuove divinità, in un’inquietante favola nera che finirà per insegnarci come, talvolta, per vedere il mondo del sogno dal mondo reale, non serva altro che alzare la testa.

RECENSIONE:

Francesco Dimitri è un giovane autore scoppiettante, che dimostra, con questo romanzo, una grande abilità creativa e un’interessante capacità di strutturare le proprie storie su più livelli. Pan non è il suo primo romanzo, ma è probabilmente quello che ha ottenuto maggiore approvazione presso il pubblico.
Lo stile di questo romanzo è accattivante – nonostante di tanto in tanto inciampi in qualche frase un po’ infelice – la storia che propone avvincente, i personaggi che ci presenta ben strutturati. Insomma, questo romanzo è, nella sua complessa totalità, un romanzo che fa ben sperare nei confronti della moderna letteratura italiana.

In Pan, Realtà e Sogno (ma anche Incanto) si fondono in un romanzo vitale che, partendo dal conosciutissimo romanzo di BarriePeter Pan, ovviamente – esplora nuovi orizzonti, aggiungendo un profondo velo d’inquietudine a quella che sarebbe dovuta essere una fiaba per bambini. La storia, che tutti consciamo quasi per osmosi da quando nasciamo, viene totalmente rivisitata e riscoperta, proponendo nuove, appassionanti interpretazioni dell’eterna lotta tra il bambino che non voleva crescere e il suo letale, monco nemico.
Pan, all’inizio, potrebbe sembrare una banale lotta tra archetipi, l’immortale lotta tra bene e male. Eppure, fin dalle prime pagine ci si rende conto che, in realtà, il bene non sta da nessuna delle due parti, e allo stesso modo il male non si limita ad accompagnare una delle fazioni che si scontrerà in questa lotta mortale. E’ la guerra tra la vita regolata, prestabilita e noiosa dei nostri tempi, scandita da leggi morali che soffocano la vitalità delle persone, e l’indomita forza della passione, dell’anarchia che si regola da sola e che, per questo, può diventare estremamente distruttiva.
Dove sta il bene? Dalla parte di un vecchio che, con il controllo di programmi tv, la chiusura intellettuale, la censura del web, vuole assicurarsi che le nuove generazioni non vengano corrotte, o nella sfrenata ricerca del puerile piacere fisico immediato?
Pan è un romanzo dai molti risvolti, dagli acuti approfondimenti a dalle birbanti citazioni. L’autore sembra strizzare di frequente l’occhio al suo lettore attingendo a quello che ormai è l’immaginario comune. Niente menzioni dotte, i richiami di questo inesauribile libro provengono da Star wars, Dragonball e chi più ne ha più ne metta. Per questo motivo, forse, non è un libro che può incontrare l’apprezzamento di tutti, ma punta soprattutto a quelle generazioni a cavallo tra la metà degli anni settanta e la metà degli anni novanta.
Un altro degli aspetti che Dimitri sembra sottolineare ripetutamente è l’importanza che in questo libro nutre il neo-paganesimo. Dimitri non nasconde il suo interesse per questa corrente religiosa, e lo fa riempiendo questo libro di citazioni pagane. Così ci rivediamo, per un attimo fuggente, un Gardner (padre dell’odierna Wicca) intento in un rituale con il padre dei tre giovani protagonisti, il tutto farcito da riferimenti e interpretazioni che partono da questa religione.

Comunque, pure svuotandolo da facili morali, da plurime interpretazioni e da eccentrici contenuti, Pan resta un libro scoppiettante ed interessante, la cui lettura consiglio vivamente a chi non smette di fantasticare e che è pronto a rimettere costantemente in gioco le proprie credenze riguardo il bene ed il male, la promiscuità e la censura.

VOTO: 8/10