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La lista dei buoni e dei cattivi del 2011

Sono tornata! Più o meno. Si fa quel che si può.
Comunque. Prima di scomparire dalla circolazione, avevo promesso – tra le altre cose – una lista dei libri che mi sono piaciuti di più e di meno nel 2011. Quindi… vado!

Libri che mi sono piaciuti maggiormente:

  1. Il Quinto giorno – Frank Schätzing.

    Un libro di fantascienza in cui gli umani hanno a che fare con un’entità aliena… proveniente dal loro stesso pianeta. Una storia bella e, soprattutto, intelligente, che conquista e coinvolge dalla prima all’ultima pagina. Un’esercito di personaggi belli e credibili, che si muovono in maniera realistica lungo una sequela di avvenimenti incredibili. Una scrittura magistrale, un contenitore di materie esposte in maniera affascinante e per nulla noiosa. Ma soprattutto, realistico nella sua impossibilità in maniera disturbante. Un libro a cui, ancora a distanza di tempo, mi è pressoché impossibile trovare un difetto. Un libro da leggere per tutti gli appassionati – o anche no – del genere.
  2. Niente di nuovo sul fronte occidentale – Remarque.
    Un classico della guerra che probabilmente di tutto ha bisogno fuorché di presentazioni.
    Semplicemente, è il duro trattato sulla stupidità e l’immotivazione della guerra. Un libro che è un continuo assalto alla nostra sopportazione, mentre ci vengono presentati dei ragazzini che, senza sapere perché combattono, soffrono e muoiono. Scritto in maniera esemplare, angosciante per l’immedesimazione a cui costringe il lettore, un romanzo che chiunque dovrebbe leggere prima di esprimere facili giudizi sulla positività o negatività della guerra.
  3. Limit – Frank Schätzing.
    Sì, di nuovo lui. Se Il quinto giorno mi aveva conquistata, questo libro ha trascinato a forza questo autore nella vetta dei miei scrittori preferiti.
    Limit è un libro grande (conta più di 1300 pagine), ma è soprattutto un gran libro, un profondo concentrato di conoscenze, materie e argomenti che, come nel precedente, vengono trattati in maniera mai noiosa ma anzi interessante. Scritto benissimo, come il suo precedente, forse non ha gli stessi personaggi costruiti in maniera perfetta – alcuni sono vagamente banali – ma vengono ugualmente mossi all’interno della storia con realismo e coerenza narrativa.
    La storia è ambientata nel 2025, ma si dipana a partire da eventi attuali e, pur essendo un libro di fantascienza e fantapolitica, ben poco riesce a sembrare veramente fantastico, ma tutto ci viene presentato in maniera così realistica che si potrebbe pensare che lo scrittore abbia avuto una dettagliata visione del futuro. Nulla, in questo romanzo, è lasciato al caso, e nulla parte da presupposti fantastici, bensì tutto comincia dalla nostra realtà quotidiana e da conoscenze politiche e scientifiche che sono già in nostro possesso. Un altro libro a cui, pur a distanza di mesi, non riesco trovare nessun vero difetto.
  4. Viaggio in italia – Goethe.

    Il diario del viaggio in Italia del famoso scrittore tedesco. Un classico da possedere e da amare, e da leggere con entusiasmo. Il suo sguardo critico, artistico e meravigliato, che osserva e ci spiega le nostre stesse meraviglie, è a dir poco entusiasmante. Finito questo libro, ho desiderato ripercorrere i suoi passi… ma mi sono accontentata di andare a visitare i monumenti che ha descritto della mia stessa città. Un viaggio artistico che passa dalle nostre case… assolutamente superbo.
  5. Notre-dame de Paris – Victor Hugo.
    Un altro libro che non ha assolutamente bisogno di presentazioni. La storia che si svolge ai piedi della maestosa cattedrale di Parigi è ormai conosciuta da grandi e piccini… sebbene con numerose variazioni. Un bel romanzo che, lo ammetto, ho iniziato con un po’ di timore, ma che si è rivelato una piacevole scoperta pagina dopo pagina, per nulla noioso (ok… tranne durante il lunghissimo capitolo con tutti i conti delle casse del Re), e sempre appassionante. Se avete un briciolo di coraggio, affrontatelo. Non ve ne pentirete.
  6. Cent’anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez.
    Ennesimo libro che di presentazioni ne fa volentieri a meno. Mi era stato vivamente sconsigliato, tratteggiato come un libro impossibile da portare a termine, di una noia sconsiderata, ma personalmente l’ho finito in un paio di giorni, adorandolo dall’inizio alla fine, apprezzando la miriade di personaggi, buoni o cattivi, ammirevoli o disprezzabili che, pur portando bene o male tutti gli stessi nomi, vengono tratteggiati ognuno in modo indipendente, riuscendo a dare a tutti personalità distinte e degne di nota. Assolutamente stupendo.
  7. Tutto Sherlock Holmes – Arthur Conan Doyle.
    Tutto Sherlock Holmes è stato il mio primo ebook, e come tale l’ho apprezzato moltissimo. Questo tomo è veramentetutto Holmes, ogni racconto, ogni libro e ogni riga che Doyle vi ha scritto sopra. E’ stata un’immersione profonda e appassionante nel mondo dell’investigatore più famoso del mondo, e non mi ha deluso. Ho scoperto numerosi personaggi, sbrogliato infinite matasse, riso di gioia ad ogni scoperta di Sherlock Holmes, e ne sono uscita entusiasta. Pur non apprezzando generalmente i gialli, c’è ben poco da dire: Sherlock Holmes conquista in un modo tutto suo, totalmente inspiegabile.
  8. La fine dell’eternità – Isaac Asimov.

    Di questo libro ne ho parlato a suo tempo qui. Un libro di fantascienza classica, che non può mancare a tutti gli appassionati del genere, di Asimov o dei viaggi nel tempo. Semplicemente, un bel libro.

Libri che mi sono piaciuti di meno:

  1. Leielui – Andrea De Carlo.
    Da adolescente apprezzavo De Carlo, e con la lettura di questo libro mi sono ritrovata a chiedermi se ero una mentecatta mentalmente ritardata all’epoca, oppure se è lui che col tempo è andato peggiorando. Probabilmente entrambe le cose. Sì, perché questo libro è di una banalità esasperante, di una bruttezza scoraggiante, di un semplicismo degradante. 568 pagine di tediosa cronaca su quanto è figa, originale (ma dove?), bella, splendida e intelligente (e puttana) lei. Che bellezza.
  2. Zone Rigide – Alessandro Cattelan.
    Visto che non so che altro dire su questo libro, copio e incollo direttamente la mia recensione anobiiana:
    Una lettura semplicemente inutile.
    Mi avevano detto che vi avrei trovato il trionfo del maschilismo, i pensieri di un misogino dichiarato che non nasconde il suo puro rancore e disprezzo verso le donne.
    Se io non ci ho visto tutto questo maschilismo, ma solo ragionevoli critiche nel confronti di certi elementi del genere femminile, forse la colpa è mia. Ma in ogni caso, si tratta di una lettura inutile.
    Filosofia spicciola, morale da quattro soldi, etica da mondo di veline, metafore sessuali da terza media, idiozia, infantilismo e chi più ne ha più ne metta, fanno di questo libro il trionfo della stupidità.
    Peccato, visto che Cattelan mi fa anche simpatia. Ma questo libro, che vuole forse rivelare un intimo pieno di significati, profonde intuiizioni e scempiaggini simili, rivela solo un animo vuoto e con un’opinione troppo alta di sé.
  3. Il mago – Ursula K. Le Guin.
    Onestamente, neanche ricordo perché questo libro non mi fosse piaciuto. Non mi ha lasciato proprio nulla, giusto un vago senso di inutilità e bruttezza generale. Ricordo un testo scritto male e una storia piuttosto banalotta e sviluppata male, tutto qui.
  4. La fine del sentiero – La Saga di Amon 2 – Paola Boni.
    Per quanto trovi incoraggiante l’estremo miglioramento che l’autrice ha avuto rispetto al volume precedente (dovuto anche, a quanto mi è stato detto, all’aiuto di ben cinque editori), c’è poco da fare: ancora non ci siamo. Il libro inizia in maniera confusa e incomprensibile, i dialoghi sono difficili da seguire, il PoV salta come un forsennato, le metafore sono a dir poco ridicole, e ancora di tanto in tanto si nota la pesante influenza che ha avuto sull’autrice la lettura di manga, visto che dialoghi e movimenti vengono descritti come scene di un anime. Nutro sufficienti speranze per il futuro, e credo che ci sia addirittura qualche passaggio che non è totalmente da buttare, ma questo libro risulta tutt’ora scritto male, e non poteva non figurare in questa lista.
  5. Il Marchio di Caino – Tom Knox.
    Un thriller nato sulla scia del successo dei vari Codici da Vinci, in cui si cerca ogni possibile buona scusa per prendersela con la chiesa, anche se, a conti fatti, non ce n’è alcuna ragione. Tutto parte da presupposti moralmente profondi come una lite tra due bambini di quattro anni. Le descrizioni sono tutte sbagliate, i personaggi vengono descritti in un modo e poi caratterizzati in tutt’altro, e sono comunque di una stupidità, passività e idiozia disarmante. Il tutto condito con l’insulsa banalità che permea l’intero romanzo, raggiungendo il suo culmine in un finale degno di un’Oscar per il Finale Più Semplicistico.
  6. Il Mercante di libri maledetti – Marcello Simoni.
    Di questo libro è presente sul blog una recensione più o meno dettagliata sul perché mi ha fatto totalmente rabbrividire dall’orrore. Se volete prendere la scorciatoia, la trovate qui. In poche parole, comunque, è un libro scritto male, senza senso, i personaggi sono degli idioti madornali, e tutto il loro – inutile – viaggio viene presentato come un’avventura misteriosa e piena di enigmi e appassionanti colpi di scena, quando sembra una campagna di D&D scritta male da un bambino con poche idee su come si scrive un libro.
  7. L’energia del vuoto – Bruno Arpaia.

    Anche di questo libro ho approfonditamente parlato a suo tempo sul blog, a questo link. C’è poco da dire, per riassumere la recensione in poche righe: è scritto male, in maniera pretenziosa, con inutili digressioni scientifiche che potranno essere anche interessanti ma sono inutili ai fini narrativi, i personaggi sono caratterizzati male e sviluppati anche peggio, l’editing è parziale o del tutto assente, eccetera eccetera eccetera.

Se dovessi tirare le somme da questa lista direi che dovrei cominciare ad evitare gli scrittori italiani, specie i più recenti, e dedicarmi unicamente alla fantascienza e ai classici. Probabilmente farò la seconda, ma dubito che riuscirò mai a rinunciare a leggere certe boiate immonde, specie se me le regalano o me le prestano.