E3 2014

Ieri sono cominciate le tanto attese conferenze dell‘E3, probabilmente le conferenze più attese ogni anno in campo videoludico.
E’ stato un tour de force, dalla durata di circa nove ore, a cui solo pochi pazzoidi sono riusciti a sopravvivere. Io, purtroppo, ho ceduto esattamente alle 2:54, sei minuti prima dell’inizio della conferenza Sony, quando il mio cervello, ormai in pappa, mi ha fatto rendere conto che, col mal di testa, il portatile ormai ustionante sulle cosce e l’estrema difficoltà a tenere gli occhi aperti, avrei dovuto assistere a due ore di conferenza. Non potevo farcela.

Bps5DspIEAAn2GLPer me l’E3 2014 è iniziato intorno alle 18. Sintonizzo il tablet su youtube – per assicurarmi una via di salvezza in caso computer o, più tardi, il portatile, dovessero dare forfait – apro la live dell’Angolo di Farenz – senza cui non avrei mai resistito fino a così tardi – accedo a twitter, cerco i vari canali su cui seguire la conferenza Xbox che avrà inizio di lì a poco.
Che dire della conferenza Xbox? E’ stata ottima, e questa, dopo l’anno scorso, è stata una piacevole sorpresa. E’ iniziata con un tipo che ha detto “Quest’anno ci concentreremo unicamente sui videogiochi“, ed è stato quello che hanno fatto. Circa 100 minuti di filmati, gameplay e presentazioni a tutta forza. Spettacolo.

La conferenza successiva è alle 21, ed è della EA, probabilmente la meno interessante. Ovviamente presentano le uniche cose degne di nota – Dragon Age, Mass Effect (a quanto mi è stato detto) – mentre sono a tavola a trangugiare cibo il più velocemente possibile. Al mio ritorno trovo la solita carrellata inutile di videogiochi sportivi di cui mi può fregare poco e niente.

BpuCL9sIIAAW7OR.jpg largeVerso le 23:30 è ora di preparare il mio trasferimento a letto. Si trascina portatile, tablet, ps vita, ci si sistema e si comincia a sudare subito. Sempre con la live dell’Angolo si va avanti, la prossima tappa inizia di lì a poco: a mezzanotte è finalmente il momento della Ubisoft.
Personalmente l’ho trovata un po’ noiosa. Assassin’s creed Unity e The Division li avevamo già visti con l’Xbox, nonostante qui vengano approfonditi, e l’Ubisoft insiste nel voler presentare giochi casual a eventi per fanatici. L’unica cosa che rialza un attimo l’interesse e abbassa terribilmente l’umore è un breve video commovente di Valiant Hearts: The Great War.
All’una l’Ubisoft ci da la buonanotte, e ci prepariamo a due ore di attesa prima della conferenza Sony.

Come ho già detto ho ceduto al sonno appena prima dell’inizio della conferenza, e devo dire che, dopo aver recuperato la conferenza stamane, non me ne sono pentita per nulla. Bella conferenza, per carità, ma al solito la Sony ci va per le lunghe in punti totalmente inutili. Probabilmente sarei collassata sul portatile dopo tre quarti d’ora.

Comunque, la cosa che veramente mi interesa è una: i videogiochi. Ne hanno presentati davvero tanti, anche se pochi erano quelli che ancora non conoscevamo o di cui non era uscito qualche rumor nei giorni passati. Qui parlerò solo di quelli che mi hanno colpita.
Sicuramente degno di nota è stato Assassin’s creed unity, in cui sembra essere stata introdotta una nuova modalità co-op e la possibilità di scegliere tra quattro diverse classi di assassini.
Un altro che, nonostante i miei gusti in merito, è riuscito di nuovo a colpirmi è stato Call of Duty: advanced warfare. Già il primo trailer, rivelato un mesetto fa, aveva colpito molto, anche grazie alla presenza di Kevin Spacey. Ieri è riuscito definitivamente ad attirare la mia attenzione, nonostante la mia avversione per i vari FPS in generale e CoD in particolare.Una delle cose più carine che è stata annunciata è il – credo – indie Ori and the blind forest, mentre la meno attesa è stata l’annuncio, troppo breve, di Rise of the Tomb Raider.
Infine – per quanto riguarda gli annunci Xbox (sto seguendo la mia brava scaletta di appunti) – il gioco sicuramente più interessante annunciato è stato Scalebound. Se ne è visto solo un trailer, ma sembrava possedere tutti gli ingredienti per farmi innamorare: mostri giganti, draghi e un personaggio sbruffone e accattivante dotato di qualche strano potere. Un’esclusiva Xbox che mi fa venire voglia di uscire di casa e andarmi a prendere questa console.

Nella conferenza Sony, invece, abbiamo potuto godere di un video di Destiny – che sarò l’unica al mondo, probabilmente, ma a me questo gioco ancora non dice niente di niente – subito seguito da un per me più interessante video di The Order: 1886, che stupisce sotto molti aspetti.
Poi, un’altra meraviglia: Bloodborne. Un trailer in computer grafica che lascia presagire atmosfere cupe e darkeggianti e qualcosa di davvero, davvero figo.
Ma la cosa veramente notevole è il nuovo, stupendo, meraviglioso, perfetto trailer di Metal Gear Solid V. Non ci sono parole per descrivere le emozioni che ho provato quando l’ho visto la prima volta. Tremavo per l’emozione. Questo video è il sunto perfetto di quello che un Metal Gear dovrebbe farmi provare, e di quello che spero sarà effettivamente questo gioco, probabilmente quello che personalmente attendo maggiormente.
Infine, degni di nota il gameplay di Batman: Arkham Knight e all’annuncio, che tutti attendevamo, di Uncharted 4.

E stasera tocca a mamma Nintendo!

(Non so neanche esattamente come e cosa ho scritto, ho il cervello totalmente fuso @_@ maledetto E3)

Aggiornamento delle 19:28:
E’ da poco finito il “Digital Event” della Nintendo. Non avevo intenzione di scriverci nulla in merito, in quanto, onestamente, da mamma nintendo mi aspettavo poco, e invece, forse proprio per questo (ma quante virgole sto usando?), è stata in assoluto la conferenza che mi ha appassionata di più.
Nintendo ci ha dato tutto quello che potevamo desiderare e di più. Un’immagine mozzafiato seguito da un breve trail10446523_704953409569960_3882627974415074452_ner del prossimo Legend of Zelda – che credo però non sia il trailer dello Zelda per Wii U presentato all’annuncio di questa console, vista la notevole differenza di stile -, un video per i prossimi due Pokemonomega rubino e alpha zaffiro – che mi ha fatto sbavare copiosamente, un’incredibile trailer per Bayonetta 2, in uscita ad ottobre, l’annuncio di un nuovissimo Xenoblade Chronicles X, Hyrule Warriors, gli amiibo, dei pupazzetti in stile skylanders per Super Smash Bros. che probabilmente ruberanno centiaia di euro a noi videogiocatori…
Insomma, mi sa che appena possibile andro a comprarmi una bella Wii U.

Complimenti Nintendo.

Etnacomics 2014

Lo scorso finesettimana io e il moroso abbiamo affrontato un viaggio infinito per recarci a quella che sicuramente è considerabile la più importante fiera del fumetto e tutto il resto siciliana: l’etnacomics.
Dopo due ore e mezza di viaggio,  con il podcast dei Gamefathers a farci compagnia, dopo esserci sistemati al B&B e aver fatto una passeggiata fino al centro fieristico “le ciminiere” (il culo di aver trovato posto in un B&B a sette minuti a piedi dalla fiera), finalmente arriviamo.

Ovviamente la mia prima tappa è il padiglione Shockdom, IMG_20140607_124301dove noto quella che mi sembra una fila abbordabile per ricevere una dedica da Bigio, l’autore di Drizzit. In realtà, tra acquisto di un volume e fila passano tre quarti d’ora buoni, ma l’emozione quando finalmente mi ritrovo faccia a faccia con lui è tale che mi dimentico persino i nomi dei personaggi. L’imbarazzo più totale – c’è stato un dialogo del tipo: “Che cosa vuoi disegnato?”, “Katy!”, “Ah, anche tu?”, “Eh, sì, visto che online tifano tutti per, ehm… cosa, lì, l’altra….”. Mi avrà presa per deficiente – ma alla fine me ne esco vittoriosa con la mia dedica. E, davvero, vederlo disegnare dal vivo è stato unico, e mi è dispiaciuto solo che il rincoglionimento mi ha impedito di dedicare l’attenzione che si meritavano anche agli altri autori shockdom.

A quel punto cominciamo a guardarci intorno. Avrei voglia di comprare di tutto e di più, ma i soldi voglio conservarmeli per qualcosa di speciale. Facciamo un giro, e becchiamo di sfuggita la mia coppia di youtuber preferiti: Raiden e Midna di Playerinside. Riesco a scambiarci giusto due parole mentre gli stringo la mano, facendo l’ennesima figura di popò – “Ciao, Carmen!”, “Oh, wow, ti ricordi il mio come, io… wow”, di nuovo paralizzata dall’emozione – prima di dover scappare sperando di beccarlo più tardi per fare una foto. Ovviamente non li becco più.

Finalmente, ora, prima di cercare i nostri amici, l’attenzione è tutta dedicata agli stand e agli acquisti che volevamo fare.
Invece, già dall’ingresso al piano degli stand di gadget, diventa evidente che i pokemon sono decisamente la moda dell’anno – sono la moda di sempre, se lo chiedi a me, ma l’anno scorso non sembravano essere in tanti a pensarla così. Ci sono robe pokemon ovunque. Quindi, superando il budget prefisso, prendo una splendida felpa di Umbreon. Con le orecchie. La figata totale.
Poi arriva il terzo piano. Il piano dedicato al videogioco, al gioco di ruolo, di carte, di miniature e chi più ne ha più ne metta. Compro un D20, poi arriviamo ai manuali. Tantissimi manuali.
Premessa: io sono malata di Dragonlance, il mio primo vero amore fantasy. Ho sempre cercato i manuali dell’ambientazione D&D, fino a che, a gennaio, li trovai in un piccolo negozio a Roma. Con un sovrapprezzo sul prezzo di copertina di 40 euro circa, in quanto pezzi da collezione.
Si può quindi capire come mi avvicinai tremante al reparto manuali e come sussultai quando mi ritrovai davanti uno dei manuali di questa ambientazione. E, soprattutto, l’emozione che provai quando mi disse che il prezzo non era quello di copertina… c’era un 30% di sconto. Ovviamente, è diventato subito mio.

In tutto ciò, si era ormai fatta ora di pranzo più che inoltrata, perciò decidemmo di raggiungere i nostri amici nell’area japan. Pranziamo, riprendiamo il nostro giro. Sono ormai le due, e alle tre e mezza abbiamo intenzione di piantarci nell’area firme per prepararci all’arrivo di Ortolani e Manara.Troviamo anche un padiglione dove, a fine giornata, il mio ragazzo si comprerà un trasformers e regalerà un pupazzo gattopalla a me.

Dopo aver girato in lungo e in largo, andiamo all’area firme, dove stanno intervistando Don Alemanno di Jenus e Giacomo Bevilacqua di A panda piace. Assistiamo ad una mezzoretta di conferenza, e finalmente arriva il momento delle firme. L’orda parte all’attacco prima ancora dell’arrivo dei disegnatori più famosi. leoIo e Marco ci dobbiamo separare per dover fare le due file separatamente, io mi ritrovo in fondo alla sala, con un sacco di cinque chili in un braccio, un fumetto di rat-man che cerco disperatamente di non distruggere, e una calca sudata e puzzolente che mi preme da tutte le parti.
L’arrivo dei disegnatori è accolto da un caloro applauso – Leo Ortolani ha acquisito tanti, ma davvero tanti, punti simpatia per un paio di amichevoli scenette con i fan. Seguiono due ore di fila, mi faccio fare un disegnino del panda visto che Bevilacqua sembra piuttosto sfaccendato, finalmente ne usciamo, doloranti ma, ancora una volta, trionfanti e soddisfatti.

A questo punto facciamo gli ultimi giri, gli ultimi acquisti (Marco mi regala un paio di chopstick di Star Wars, io mi regalo il primo libro di una trilogia di Dragonlance fuori stampa e introvabile da un po’ di tempo), e a questo punto, esausti, andiamo a posare tutto in albergo, con la promessa di rivederci per cena con gli amici.

Morale della favola? E’ stata una fiera favolosa, piena di tutto quello che dovrebbe esserci in una fiera. Fumetti, fumettisti, incontri con disegnatori – conosciuti e non – chiacchiere con sconosciuti dalle stesse passioni, acquisti di cose che fuori di qui ci sognamo… e tanta, tanta stanchezza.
E ora sono a casa, ancora con le bracce doloranti dopo due giorni, ma ancora tanto, tanto soddisfatta.

Foto con il mio bottino al completo di questa fiera!

Foto con il mio bottino al completo di questa fiera!

Ritorno alla vita

Sono viva.
E’ strano dirlo dopo un anno, otto mesi e ventotto giorni (credo) di assenza, ma sono viva.

Due anni fa avevo raggiunto un piccolo numero di lettori, ma, nonostante noti con piacere che questo blog ha mantenuto una bassa media di visualizzazioni giornaliere, dubito che possa in qualsiasi modo aspettarmi che chiunque continui a leggermi.
Quindi credo proprio che, in questo momento, stia scrivendo per me, il mio ragazzo (ciao amore), e qualche sfaccendato con poco da fare.

Però era già da qualche tempo che desideravo riprendere a scrivere i fatti miei su un blog, e quale spazio migliore del cadavere abbandonato di paroledinessuno?
In fin dei conti son sempre io. L’anima insulsa fatta dalle mie parole tornerà ad abitare questo vecchio corpo rinsecchito. Per quanto, non è dato saperlo.

Questo luogo non sarà quello che è stato in precedenza – per questo motivo, ho anche eliminato qualche roba di cui mi vergognavo come una ladra. Tipo qualche “scarabocchiando” dai disegni e contenuti indecenti. Non che quelli rimasti siano migliori, ma lasciare unicamente recensioni e guida agli e-reader (ormai antiquata come una VHS) mi sembrava poco carino.
Io nel frattempo sono cambiata. Non mi interesso più solo di libri, per dirne una. E non ho nessuna voglia di dare una scadenza ai disegni – direi che i vecchi “scarabocchiando del giovedì” hanno dimostrato, se non altro, che obbligarmi a disegnare senza voglia dia risultati pessimi. Continuo a disegnare cacca, ma almeno quando lo farò sarò perché mi andrà di disegnare (cacca).
Non mi va di dare una scadenza a niente, a dirla tutta. Non so neanche se domattina mi alzerò con l’intenzione di continuare a scrivere.

Insomma, scriverò se, quando e quello che mi andrà.
La sostanza è che questo è un post totalmente inutile, dettato da un moto di nostalgia e dalla stanchezza del ritorno di un viaggio.

Vedremo il domani che ci porterà.

Adios!

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Lo scarabocchiando del giovedì #32: disegni vari ed eventuali…

E’ un periodo che, pur se sembra che non faccio una cippola, mi ritrovo ad avere le giornate impegnatissime e a non avere il tempo di fare molto.
Nonostante questo, le idee per le vignette latitano, pertanto oggi nessuna vignetta. Insomma, ragazzi che mi consocete nella vita reale… fatemi fare cose interessanti! Queste pagine non si riempiono da sole!

Però questa settimana è stata proficua dal punto di vista di disegni ed immagini varie. Ho ripreso in mano la matita – e sì, c’è poco da fare, disegnare a matita è sempre mille volte più bello e soddisfacente – e ho fatto qualche disegno che a me, personalmente, è piaciuto. Oggi ho finito di portarli in digitale e colorarli, perciò questa settimana non vi lascio a bocca asciutta!
Ecco tutti i vari passaggi!

Disegno n.1: Donna gatto? O costume di halloween?

Disegno n.2: Soldatessa (un po’ cyberpunk? Mh, probabilmente no. Boh, mi è venuta così. So che le armi e le cose sono sbagliate, mi seccava documentarmi per un disegno ad muzzum)

Ogni immagine può essere aperta in un’altra scheda/finestra per vederla ingrandita.

E infine due disegni che non ho avuto il tempo e il coraggio di ripassare in digitale… anche perché parliamone, secondo me a matita e penna sono molto più belli.
I personaggi di questi disegni sono Guerra e Morte, i personaggi dei due videogiochi Darksiders e Darksiders 2. Tanto per restare in tema della vignetta della settimana scorsa…

Sottolineo che la qualità delle foto è quella che è, perché sono stati fotografati dal cellulare e pubblicati su instagram, e da li salvati sul pc.
(PS: cercatemi su instagram! Sono crysalis_soul!)

Che altro dire? Niente, so che non sono il massimo ma a dire il vero sono soddisfatta di me stessa. Specialmente come mi è venuta la colorazione dei capelli… forse sto riuscendo a capire un po’ come funziona. Forse. Un po’.

Alla prossima!

Recensione Libri: Cinquanta Sfumature di Grigio, E. L. James

Ok, dunque. Recensire questo libro, per me, oggi, sarà un’impresa difficile.
Non perché sono contrastata tra un perverso piacere provato nel leggerlo ed un odio superficiale. Tutt’altro. Perché voglio mantenere un certo livello di obiettività, e con questo libro non sembra essere una cosa facile.
Basta guardarsi intorno. La maggior parte delle reazioni negative è stata di tre tipi:
– l’orda delle femministe indignate. “Ma come, abbiamo lottato anni per i nostri diritti e poi ci viene propinata questa pappina in cui si loda la sottomissione della donna!“. A me questa reazione fa ridere. E’ come dire che abbiamo lottato per anni per rendere illegale la pedofilia, eppure ancora si trova Lolita nelle librerie. Sì, per carità, Lolita è un capolavoro e questo è un orrore letterario, ma non credo si possa concedere la libertà di stampa solo se il valore dell’opera è alto. Inoltre, non sono nemmeno d’accordo nel sostenere che è un libro maschisilsta che sostiene che la donna debba essere sottomessa. La sottomissione di cui si parla in questo libro è una sottomissione sessuale, e se a qualcuno piace, affari suoi. Di certo non devo essere io a giudicare i gusti sessuali della scrittrice o dei lettori;
– l’ondata degli offesi dal marketing – di cui, lo ammetto, faccio parte. Quelli che “Ci stanno rompendo le palle con tutta questa pubblicità“. Parole sante, ma di certo non è colpa del libro in sé e per sé, quindi cerchiamo di dimenticarci tutto questo osceno rimbalzo mediatico a cui siamo stati sottoposti;
– infine, i delusi, quelli che “Mah, dicevano che era il libro sul sadomaso per eccellenza, eppure ci sono a malapena qualche sculacciata e giusto un paio di manette. Dicevano che era un libro erotico ma non si basa solo sul sesso. Dicevano che…“. Ebbene, anche qui, secondo me, la colpa non è del libro. E’ colpa di questa malata manovra di marketing che è stata attuata per portare le vendite alle stelle. La manovra è riuscita, e, come detto sopra, non si può non esserne irritati. Ma io me la prendo col pubblicitario, non con un libro che di certo non ha chiesto di essere pubblicizzato in questo modo.
Sì, ho un punto di vista piuttosto malato, lo so.

Fatta questa premessa, andiamo finalmente a parlare del libro vero e proprio.

LA SCRITTURA

La scrittura è indubbiamente scorrevole, e so che per molti questo è un pregio. A me, purtroppo, non basta.
Non mi basta che la scrittura sia scorrevole se questo effetto è dato da una velocità quasi riassuntiva della narrazione. Nelle prime pagine particolarmente, anche se per fortuna quest’effetto si attenua andando avanti, si ha l’impressione di stare leggendo il riassunto del riassunto del diario di un’adolescente raccontato alla compagna di banco durante i quindici minuti di intervallo. Le frasi smozzate scorrono velocemente, raccontando senza emozioni e senza accenti una storia che quasi sembra essere quella di qualcun altro. Uno stile che di per sé non è male, ma che personalmente trovo totalmente inadatto per un racconto in prima persona di un’esperienza amorosa.
Il registro linguistico, poi, è ripetitivo, ridondante, scarno e privo di variazioni. Anche qui, visto che la voce narrante si vanta di essere una letterata, ci si potrebbe aspettare di meglio. Un esempio tra tutti, portato da molti recensori, è il modo in cui la cara Ana definisce le proprie intimità.
Le parti intime, le parti basse, le pudenda, la vagina, l’apparato riproduttivo, la fica, il frutto proibito, la vulva, il sesso femminile, la patata, i genitali femminili, l’organo sessuale… sono semplicemente , scritto rigorosamente in corsivo.
Lei prova piacere , lui la tocca , lei sente fremere, lui la bacia , lei… di nuovo sente fremere . Eccetera. Solo, sempre e comunque, .
Scelta che potrebbe anche andare bene finché è una casta e virginea ragazza che non sa neanche cosa vuol dire “toccarsi“. Ma quando si trasforma in una regina del sesso ventiquattro ore su ventiquattro, ad un certo punto, potrebbe anche diventare giusto leggermente più spudorata. Cambiare proprio un pelo il registro linguistico. Perché, sinceramente, alla cinquecentesima volta che leggo “Lui mi toccò , proprio “, ho voglia di prendere il libro e lanciarlo dalla finestra.
Ovviamente il problema del registro linguistico non è un problema solo di questo termine, ma questo è il caso più eclatante dell’intero libro.

I PERSONAGGI

Ho letto, in giro, chi ritiene che “Noi donne leggiamo questo libro solo per Grey. E’ affascinante, è bello e misterioso, è il prototipo dell’uomo che vorremmo avere. Questi libri si fanno leggere solo per lui“.
Indubbiamente il caro Mr. Grey ottimo direi – è reso come un personaggio affascinante, carismatico, magnetico. Ma di qui a dire che è un personaggio reso talmente bene da farci andare avanti nella storia solo per lui… no comment.
Tutti i personaggi, in questo romanzo, mancano, per non dire di intelligenza, di logica narrativa.
Analizziamoli nel dettaglio.
GREY: una pagina le dice “Devi starmi lontana Anastasia, non sono il tipo per te” (suona familiare? No? Beati voi), tre pagine dopo le regala libri dal valore superiore ai ventimila dollari. Facile starti lontano così, no? Ovviamente la scusa è sempre quella del “Hai qualcosa a cui non riesco a resistere, non riesco a starti lontano“. Ma vaffanculo.
Non ci dimentichiamo poi che lui “non dorme con nessuno“, e ogni singola volta che capita l’occasione dormono insieme. Lui “non fa l’amore. Fotte… senza pietà“, dichiara, per poi pregarla, cinque minuti dopo, di fare l’amore.
E non venitemi a dire che è perché ne è innamorato, grazie. Uno non si innamora e non butta all’aria trent’anni di pratiche e solide convinzioni dopo due incontri.
E non sto a sottolineare il fatto che, più che una sottomessa, quest’uomo vuole una bambina. “Mangia“. “Asciugati i capelli“. “Lavati i denti“. Ma che cazz…

ANASTASIA: ci viene presentata come un’handicappata con poche capacità motorie. La prima cosa che fa appena entrata nell’ufficio di Grey è cadere e stare cinque minuti prostrata nel suo ufficio prima di capire da che parte sta il sopra e da che parte sta il sotto. Poche pagine dopo inciampa e rischia di essere falciata da un ciclista, giusto in tempo per farsi prendere al volo da Mr. Grey – ottimo direi – e regalarci una scena strappalacrime in cui lei freme per essere baciata e lui la respinge malamente. Poi, a quanto pare, l’escamotage delle cadute non è più necessario. Nelle restanti seicento pagine di libro, infatti, non inciampa più. Neanche quando si ritrova a correre con i tacchi alti per un giardino infangato.
Poi. Alla prima volta che piange la sua migliore amica comincia a strillare “Che succede Ana?! Perché piangi? Tu non piangi mai!“. Piange tra le otto e le undici volte nel libro, a volte più di una volta al giorno. Dico, ma se ci vuoi rappresentare un’eroina forte e dura, è così difficile cercare di mostrarcela in questo modo?
Ana, infine, ci viene descritta come una donna di cultura, una neolaureata in letteratura con un bagaglio culturale non indifferente. Lei legge solo classici, lei è l’ultima Bohèmienne dei nostri tempi, lei è la donna più intelligente che tutti gli altri personaggi del libro conoscono. Poi, quando alla radio Grey mette Verdi, non solo non lo riconosce (cosa che ci può anche stare, non sono così pretenziosa), ma lo cambia con una canzone di Britney Spears.
Tu, scrittrice, vuoi che odio svisceratamente il tuo personaggio.

LA MIGLIORE AMICA DI ANA: prima lancia l’amica tra le braccia del bello, ricco e misterioso Grey, poi non fa che dirle di stargli alla larga. Cerca di farlo incazzare con lei dicendo che vuole proteggerla. Poi, ad un certo punto, parte dicendo che le dispiace lasciarla in un momento difficile, ma non riesce neanche a trovare trenta secondi per farle una telefonata e assicurarsi che non sia morta.

Potrei continuare così per ore, analizzando ogni singolo personaggio fino a concludere con le semplici comparse del libro: tutti, infatti, sono costruiti sulla stessa falsariga dei precedenti.

LE SCENE DI SESSO

Probabilmente quelle descritte meglio. Sono state quelle che, all’inizio, un po’ mi hanno intrigata e un po’ colpita, stile scarno e registro linguistico ripetitivo a parte.
Dopo la terza volta che fanno sesso, però, ci ritroviamo di fronte ad un grave problema. Diventa cioè presto evidente che la cara E. L. James o ha visto troppi porno, o ha solo una vaga idea di come funzioni un uomo. O forse la vaga idea ce l’ho io, boh, ma a me un tizio che riesce a fare sesso cinque volte a distanza di pochi minuti l’una dall’altra risulta poco credibile. O gravemente malato.
Io al posto di Ana un controllino glielo suggerirei.

Questo tizio fa invidia persino al mitico Barney Stinson. Solo che persino Barney ogni tanto si stanca…

LA STORIA

Ecco, andiamo al punto dolente del libro.
Perché, parliamoci chiaro: al fatto che non mi sarebbe piaciuta la scrittura, che mi avrebbero irritato i personaggi, e a tutto il resto di cui ho parlato, ero preparata. Ma al fatto che la storia mi avrebbe totalmente, completamente e definitivamente annoiata… no.
Tralasciando le suddette scene di sesso che ravvivano un po’ il mortorio di questa storia, il resto del romanzo, per me, è un buco nero. Nonostante lo stile scorrevole mi trascinavo avanti a fatica, e più di una volta mi fermavo chiedendomi “Ma che diavolo sto leggendo? Perché non succede nulla?“.
Noioso.
Chi lo sa, forse perché è la copia sputata di Twilight – senza vampiri ricoperti di brillantina e con il sesso -, forse perché ad ogni dialogo con lui o con gli amici di lei che ci provavano pensavo: “Battuta già usata. Situazione già sentita. Stessa identica cosa di Twilight“.  Neanche Twilight, per l’appunto, era riuscito a schifarmi ed annoiarmi tanto.
Abbiamo dozzine di pagine di seghe mentali di lei, intervallate dagli incontri sessuali con lui, durante i quali lei butta all’aria tutte le precedenti seghe mentali, le riflessioni e le decisioni che aveva preso. Poi, appena lui sparisce, ritornano le seghe mentali.
Abbiamo un contratto tra amanti che ci è stato fatto leggere quattro fottutissime volte, e che alla fine lei neanche firma.
Abbiamo altre seghe mentali, lacrimoni, piagnistei, lei che chiede cose e quando le ottiene frigna, lui che è tutto “No, stammi lontana, ma non ti allontanare troppo da me“, gli amici che “Tu sei l’unica donna che voglio, anche se mi rifiuti da cinque anni non voglio cercare una delle altre migliaia di donne al mondo disposte a darmela“, la famiglia che è tutta “Ricordati sempre che noi ci siamo, però vedi di chiamarci tu che alzare la cornetta per sapere come stai mi secca troppo“.
Insomma, abbiamo tutta una serie di cose che, alla fine, per me, rendono questo libro totalmente illegibile.

E saluti all’obbiettività.

VOTO: 2,5/10

Lo Scarabocchiando del giovedì #29: Il mio rapporto con la tecnologia

Entrino siore e siori, entrino! Oggi non una, non due, ma ben tre vignette! Roba che neanche… neanche… ok, non mi viene un paragone adatto. Lasciamo perdere.
Il tema di oggi meritava di essere ampliato doverosamente, esponendo degli episodi degli anni passati, quindi, ecco a voi, le bellissime (ovviamente sono ironica: oggi io e la pennetta della tavoletta grafica non andavamo per niente d’accordo. Ogni disegno l’ho rifatto due volte e alla fine era sempre una cagata. Sigh. Lo so che fanno sempre schifo, ma oggi ci tenevo a fare qualcosa di meglio….) vignette sul mio rapporto con la tecnologia.

E quindi vediamo, nel 2010, la tavoletta grafica:

E continuiamo col 2011, l’ereader:

(Questa, per un errore con il programma, ha un vistoso errore nella seconda vignetta, davvero orrido a vedersi… ma non sono davvero riuscita a correggerlo, a meno di non rifare da capo. E onestamente mi seccava)
E concludiamo con gli ultimi giorni, il cellulare che va su internet:

Per la serie: solo gli idioti non cambiano mai idea. Ne sono sicura? Non voglio cambiare idea? Ehm…
E sì, dopo che decido qualcosa mi viene una febbre finché non riesco a trovare il modo di ottenerla. Di solito riesco a convincere qualcuno a regalarmela (santi uomini).

E con questa… ho finito! Alla prossima!

Recensione Libri: Hyperion, Dan Simmons

TRAMA:

Sette pellegrini in viaggio verso le Tombe del Tempo. Ciascuno con un terribile segreto e una speranza. Attraverso la galassia in guerra vanno incontro allo Shrike: un semidio metallico e assetato sangue, dominatore di Hyperion. Nella valle delle Tombe del Tempo, di fronte allo Shrike, si compirà il loro destino. Per uno, uno solo, la realizzazione del più grande dei sogni. Un’affascinante e del tutto inedita epopea stellare. Una formidabile avventura nel tempo e nello spazio, fino alle ultime frontiere della scienza e della fantasia.

RECENSIONE:

Come al solito, nell’iniziare questo libro avevo solamente una vaga idea di quello a cui andavo incontro. Per questo, onestamente, nelle prime pagine, nonostante mi fosse stato entusiasticamente consigliato, mi sono ritrovata a storcere un po’ il naso. Non che mi dispiacesse, per carità, ma mi stava lasciando leggermente perplessa.
Fortunatamente, avanzando con la lettura, sono stata pienamente contraddetta.
Hyperion è un libro di fantascienza, anzi, un Signor libro di Fantascienza, con la F maiuscola. Era dai tempi della Fondazione di Asimov che un libro di fantascienza non mi lasciava tanto soddisfatta.
Il mondo rappresentato in questo fantastico libro è, ovviamente, un nostro futuro. Non ci viene fatta una lunga, noiosa e dettagliata presentazione: già dalle prime pagine veniamo catapultati nello scorrere degli eventi, nei vicoli delle città, nelle tortuose ambiguità dei ricordi dei vari personaggi giostrati con maestria dall’incredibile Simmons.
Piano piano, la storia, la civiltà e la complessa struttura di questo universo ci viene chiarita. Velo dopo velo viene sottratto, mostrandoci questa organizzazione incredibile, fin nei suoi più profondi intrighi e orrori nascosti.

Siamo nel ventottesimo secolo. Un grande Errore ha distrutto la Vecchia Terra (ma si tratterà veramente di un errore?) e l’umanità si è sparpagliata in decine di pianeti più o meno piccoli, una rete di mondi colonizzati governata dall’Egemonia. Hyperion è uno di questi pianeti, non uno dei più grandi, non uno dei più importanti politicamente. Anzi, a dire il vero, non fa neanche ancora parte completamente dell’Egemonia. Ma qui risiede qualcosa di unico e irripetibile: su Hyperion, infatti, abita lo Shrike, una sorta di divinità meccanica che sembra aver potere sul tempo e sulla vita degli uomini.
Ogni anno, molte persone – scelte tra i più fedeli – fanno un pellegrinaggio allo Shrike, con qualche desiderio in tasca. I pellegrini devono andare in un numero primo, e solo il desiderio di uno di loro verrà realizzato. Gli altri verranno assassinati.
In un momento in cui una nuova guerra sta per scoppiare, un ultimo pellegrinaggio viene mandato incontro a questa divinità. Sette, tra uomini e donne, sono diretti ad incontrare lo Shrike. Il loro è un pellegrinaggio più unico che raro: nessuno di loro, infatti, è un fedele di questa religione.
Per affrontare il viaggio, e con la speranza che questo possa salvare le loro vite nel momento chiave, i sette decidono di narrare ognuno la propria storia.
Ed è in questo che risiete il nucleo pulsante di questa strepitosa opera di fantascienza.
Piano piano, racconto dopo racconto, il puzzle di questa società incredibile si completa, si complica, si rafforza e si dipana, rivelando intrighi, misteri, magie del futuro e una storia profonda e ben strutturata.
Hyperion sembra ricalcare le orme del celebre “The Canterbury Tales“, sebbene il numero di pellegrini sia molto inferiore.
Il mondo, anzi, il futuro che ci viene presentato, pur nella sua assurda fantascientificità, appare solido e credibile. Anche questa era una sensazione che non provavo dai tempi della Fondazione. L’universo nella sua impossibilità sembra plausibile, anzi, probabile. Nella sua descrizione minuziosa e puntigliosa sembra già reale, già avvenuto. E’ un dono che pochi scrittori possiedono, quello di creare, con una tale precisione e una tale consapevolezza di dettagli, un intero universo, capace di portare il lettore a provare l’ambigua sensazione di conoscerlo da sempre.

Insomma. Dopo tante parole, il concetto è solo uno, puro e semplice: Hyperion è un libro meraviglioso. Non credo che si debba essere appassionati di fantascienza per apprezzare la sua sottile complessità, il suo universo intricato, la sua scrittura precisa e coinvolgente.
Nonostante sia il primo volume di una tetralogia, è un libro autoconclusivo. Nelle intenzioni di Dan Simmons, infatti, non doveva avere altri seguiti. Sicuramente, personalmente, leggerò anche i seguiti, ma già questo libro, da solo, è un piccolo tesoro.
Da leggere. Raramente mi sono sentita di consigliare un altro libro tanto quanto consiglio vivamente questo.

VOTO: 10/10

Lo Scarabocchiando del giovedì #28: Vacanze ad erice – parte terza – ultimi momenti

Ed eccoci quindi arrivati alla conclusione di questo piccolo “ciclo” su Erice. Che dire che non sia già detto nella pagina sottostante? Nulla. Quindi vi lascio a lei, la protagonista di questo post.

La musica che Marco insisteva a mettere, tra parentesi, era questa qui.
Non troppo inquietante, ma abbastanza.

Che altro dire? Eeeeh, niente. Ci rivediamo la prossima settimana, con la speranza di avere tante nuove cose da disegnare!

Recensione Libri: Rabbia, Chuck Palahniuk

TRAMA:

“Come la maggior parte delle persone, anch’io non avevo mai incontrato Rant Casey né ci avevo mai parlato finché non è morto. Con la gente famosa è sempre così, quando tirano le cuoia la loro cerchia di amici intimi si ingantisce.”

Rabbia prende la forma di una storia (romanzesca) orale di Buster “Rant” Casey, nella quale un assortimento di amici, nemici, ammiratori, detrattori e familiari dice la sua su questo personaggio ambiguo, morto in circostanze tanto misteriose quanto leggendarie, che forse è stato (ma forse non è stato) il più efficiente serial killer della nostra epoca.

“Buster Casey sarebbe dunque per la rabbia ciò che ‘Typhoid Mary Mallon è stata per il tifo, Gaetan Dugas per l’Aids e Liu Jian-lun per la Sars.”

Buster è cresciuto in una cittadina nel mezzo del nulla, assetato di sensazioni forti in un mondo di videogames e di soffocante conformismo. Dopo le prime ribellioni al liceo scappa dal suo villaggio natale alla volta della grande città: cerca qualcosa, una comunità di persone, un’emozione inimmaginabile, un bandolo della matassa, un senso per la propria esistenza. E ben presto diventa il leader di un gruppo di giovani dediti a una sorta di rito-gioco di demolizione urbana chiamato “party crashing”: nelle notti prescelte i partecipanti decorano in modi bizzarri le loro auto e quando arriva il momento cominciano ad attaccarsi a vicenda cercando di cozzare con le proprie vetture contro quelle degli altri. Ed è proprio in occasione di una di queste violente cacce notturne che Casey incontra la più spettacolare e tragica delle morti al volante. Ma Casey è morto davvero?

RECENSIONE:

Palahniuk era uno dei miei autori preferiti, intorno ai 19/20 anni. Entravo in libreria e, se non trovavo altro da prendere, me ne uscivo con uno dei suoi libri sottobraccio. Ma probabilmente non è uno di quegli autori di cui si possa abusare senza risentirne. Con Invisible Monsters e Cavie, infatti, raggiunsi il limite di pulp che potessi sopportare, e lo abbandonai, complice il fatto che non vi vedessi più nulla né di originale né di innovativo in questo autore che sembrava voler continuamente fare a gara con sé stesso a chi disgustava di più il lettore.
Eppure, dopo quasi quattro anni di distanza, ho deciso di riprovarci con Rabbia.
La lettura è stata sorprendente, come il ritrovarsi con un vecchio amico con cui incredibilmente sentiamo di avere ancora molto da condividere. Oltretutto, probabilmnente responsabile anche il lungo distacco, le parole sembravano nuove, i contenuti rinfrescati, la storia colma di nuovi significati oltre il semplice disgusto.

Ma, appunto, parliamo della storia.
Fin dalle prime parole ci si trova di fronte a qualcosa che suona strano. Ci si ferma interdetti, non comprendendo esattamente cos’è che provoca questa incertezza. “Mah“, si pensa, “è Palahniuk“, e si va avanti.
Le voci che si uniscono nel raccontare la storia di Buster “Rant” Casey sono diverse e ben coreografate, sembra quasi di sentirle parlare nella propria testa, ognuna con un accento ed un’inflessione diversa, ognuno con una proprietà dialettica ed un bagaglio culturale differente. Alcuni parlano perché hanno vissuto in prima persona gli eventi narrati, altri solo per sentito dire all’interno del paese, altri riferiscono quanto Rant stesso ha narrato. Per questo le varie voci narranti sembrano a volte discostarsi leggermente una dall’altra, ma proprio per questo, finiscono col completarsi armoniosamente.

Rant è un ragazzino anormale, indubbiamente. La sua famiglia non è delle migliori, lo stesso padre sembra fregarsene del figlio. Ha doti incredibili: ha i sensi particolarmente sviluppati, ed un’incredibile resistenza ai veleni, per i quali nutre uninsana dipendenza che lo porta ad infilare mani e braccia in ogni tana di animale selvatico che incontra.
Ed è affetto dalla rabbia. Malattia cui crea una vera e propria epidemia nel suo paese, malattia che lo renderà macrabamente famoso.
La sua vita, descritta attraverso un coro di voci che lo plaudono o lo rimproverano, lo rimpiangono e lo recreminano, scorre tra qualche scappatella e qualche ribellione, finché non decide di lasciare il paese e raggiungere la città.
A questo punto c’è il dialogo chiave che permette di cominciare ad avere un sospetto fondato su cosa sta succedendo.
Subito dopo, tutto cambia.
Quello che poteva sembrare un normale, per quanto bizzarro, romanzo di narrativa, si sconvolge, presentando un mondo totalmente diverso da quello che conosciamo e in cui, fino a quel momento, credevamo fosse ambientato il romanzo. La civiltà che ci viene presentata è simile ma avanzata, con meno diritti, classi sociali differenti, e tecnologie totalmente sconosciute e quasi fantascientiche.
In questo mondo, Rant si ritrova a compiere ricerche su sé stesso, per poi scomparire, lasciando alle sue spalle amici adoranti e una taglia sulla testa.
Da questo punto non dico più nulla, perché ogni parola potrebbe rovinare il gusto di una lettura imprevedibile e sbalorditiva, accattivante e gustosa.

Rabbia è un romanzo strutturato perfettamente e presentato ancora più perfettamente. L’unica pecca sta in qualche passo che si dilunga un po’ troppo nello spiegare cose che, bene o male, si intuiscono facilmente.

Rabbia è un romanzo che consiglio vivamente a chi ha voglia di una lettura inconsueta, che è disposto ad accettare i dettagli più morbosi – ma neanche tanto, per gli standard di Palahniuk – e ad ascoltare le storie più incredibili.
Alla fine, chi può sapere qual è la realtà?

VOTO: 9/10

Lo Scarabocchiando del giovedì #27: Vacanze ad Erice – parte seconda – nottata in bianco

EDIT: ci ho messo sei giorni, ma alla fine me ne sono accorta: la prima vignetta che avevo pubblicato era sbagliata. Mancavano i dialoghi nella prima immagine. Oh, ma fatemele notare queste cose, senza non aveva quasi senso! Io sono scema ma voi mi andate anche dietro, eh! Comunque, ecco la versione riveduta e corretta. Spero che non succederà più.
Saluts.

Ciao a tutti! Ce lo’ho fatta anche stavolta! Ormai ogni volta che riesco a pubblicare lo scarabocchiando mi sembra un miracolo, visto che per qualche motivo mi ritrovo sempre a disegnare tutto il giovedì stesso… e ora sono esauta! La mia manina si sta per ribellare!
Comunque, veloce veloce che poi vado a fare cyclette.

Vi lascio anche con qualche immagine su come si presentava il mondo a quell’ora:

Ovviamente alcuni di noi si sono lasciati prendere dall’entusiasmo e dall’adrenalina di fronte a questo spettacolo incredibile… e siamo partiti a fare foto come pazzi!

Non mi sono veramente arrampicata sugli alberi ma poco ci mancava. In compenso mi sono quasi arrampicata su un lampione.
Altre fotine:

Ci sarebbero mille altre cose da raccontare e far vedere, ma per ora mi fermo qua, con l’ultima vignetta scema:

Alla prossima!