Recensione Libri: Lunaris – dal diario di un licantropo, D. F. Lycas

Circa tre mesi fa, ho partecipato ad una sorta di concorso. Il sito che lo proponeva era “La stamberga dei lettori“, in onore del loro terzo compleanno, e permetteva di essere sorteggiati per il giveaway di un libro a scelta tra molti offerti. I libri proposti erano diversi e alcuni molto interessanti e, tra questi, c’era quello di cui andrò a parlare: Lunaris – Dal diario di un licantropo.
Non ho mai letto nulla dove il licantropo la fa da protagonista. Ad essere sinceri, ho letto anche pochissimo dove il licantropo compare come personaggio comprimario, secondario, aiutante, amico o chi più ne ha più ne metta. Pertanto, per una volta, sono stata curiosa di leggere qualcosa che mettesse in primo piano questa figura da me un po’ sottovalutata.
Comunque, fortuna volle che vinsi il sorteggio e, poco dopo, ricevetti il pacco contentente questo libricino.
Devo dire che esteticamente è stata una piccola delusione. Un libricino minuscolo, di neanche 160 pagine, dalla copertina nera con il disegno di un calendario lunare stregonesco – almeno questo è quello di cui credo si tratti – in copertina. Per questo motivo l’ho messo in un angolo, dimenticandomelo per un po’.
L’altro giorno, non sapendo cosa iniziare, ho deciso di dargli una possibilità.
Appena terminata la lettura l’ho trovata quasi entusiasmante. Credo che presto, infatti, cercherò di procurarmi il suo seguito, visto che il finale di questo libricino lascia in tredici la storia.

Ma andiamo al sodo.
Lunaris, come dice il titolo, è, né più né meno, il diario di un licantropo. In particolare, chi ci sta narrando la sua bizzarra storia è Lika, un trentenne copywriter che, da quattro anni, è affetto da questa “malattia”. E che, da un paio di settimane, trema al pensiero di aver ucciso erroneamente una ragazza innocente in una delle sue incoscienti scorazzate notturne al chiaro di luna.
A causa di questo terrore, Lika si chiude in casa, tagliando quasi definitivamente i pochi legami con amici e conoscenti che gli erano rimasti dalla sua trasformazione. Nonostante tutto, una ragazza ed una donna riusciranno a fare breccia delle mura che si è creato, scoprendo chi è veramente e accompagnandolo per un infinitesimale tratto del suo percorso.
Piano piano, nel corso del libro, veniamo a sapere del passato del nostro protagonista. La sua infanzia con gli amici, come è stato trasformato in lupo mannaro, come questo ha lentamente e inequivocabilmente influito sulla sua vita. Impariamo a conoscere Lika, e a volergli bene. Come si può volere bene ad un lupacchiotto affamato che può strapparti la mano da un momento all’altro.

Lunaris è un libro che possiede, ovviamente, lati negativi e lati positivi. In qualche modo, però, quest’opera sembra riuscire a trarre forza e potenza dai lati negativi. Personalmente è una cosa che mi lascia un po’ perplessa, in quanto non riesco quindi bene a classificare oggettivamente quello di cui sto parlando.
Ad esempio, la scrittura concisa, intensa e serrata, all’inizio fa storcere il naso, lasciando perplesso il lettore di fronte a questa scelta stilistica dell’autore. Nelle prime pagine, personalmente, sono rimasta interdetta, dicendomi qualcosa del tipo: “Ma che cavolata è, questa? Che stile odioso….”. Eppure questo stile è uno dei maggiori motivi per cui il lettore si sente effettivamente catapultato all’interno della mente del licantropo. Nessun stile di scrittura, probabilmente, avrebbe potuto rendere meglio la lotta umano-lupo, l’istinto che cerca di dominare sulla ragione e la ragione che, dispertamente, si afferra con i denti e con le unghia per non cedere alla mente animale. Lo stile energico, quasi esasperato, rende perfettamente l’angoscia di Lika che si ritrova a non riconoscersi più allo specchio, alla sua ferrea volontà di non cedere al lupo.
Ancora, questo romanzo sembra avere difficoltà ad ingranare. Per carità, se decidete di procedere all’acquisto dopo la prima decina di pagine si resta invinghiati nella rete di questo libro, e non si riesce quasi più a staccare gli occhi dalle pagine. Ciò non toglie però che, per la lettura di due terzi del libro, si ha la netta impressione di stare leggendo la presentazione alla storia vera e propria, che si svolge poi con una serie di scene fulminee nell’ultima cinquantina di pagine. Questa che sembra una lunga presentazione lascia però lo spazio di sviluppare quelli che si mostrano come indubbi punti energici di quest’opera. L’approfondimento, graduale e a piccole dosi, del passato di Lika, delle sue amicizie, delle sue ricerche sui lupi mannari, forniscono indubbiamente la possibilità di affezionarsi al personaggio, di calarsi sempre più profondamente nei suoi panni, di avere la sensazione di interagire personalmente col mondo che lo circonda. Ugualmente, lo spazio dedicato alle ricerche sui lupi mannari e alla loro esposizione è uno spazio vincente: interessante, non esagerato, misurato esattamente per dare le informazioni necessarie – e magari qualche pillolina in più – senza annoiare, come spesso fanno molti autori che si ritrovano a dorver fornire informazioni necessarie al corretto sviluppo della storia.

Insomma, in poche parole un libro interessante ed appassionante, una piacevole scoperta ed una lettura che rilassa ma, allo stesso tempo, lascia un contenuto dietro di sé.

VOTO: 7.5/10

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