Recensione libri: Il mercante di libri maledetti, Marcello Simoni

L'originalissima copertina de "Il mercante di libri maledetti". In libreria ne ho viste altre tre uguali.

Se questo libro ha un lato veramente positivo, è che si lascia leggere in fretta. La prosa elementare di Simoni aiuta molto nell’impresa, il che quindi non è poi forse così tanto positivo, ma almeno uno se lo toglie abbastanza in fretta.
Tutto il resto è decisamente mediocre.

La storia, con tutta una serie di indizi da seguire, inseguimenti da parte di orde di nemici agguerriti, segreti che devono essere messi a tacere, passaggi e punti segreti da scoprire, ricordano un po’ Il Codice Da Vinci e un po’ un classico GDR di scarsa qualità. Se calcoliamo poi che questi in giro trovano strane pozioni che decidono di portarsi dietro per un uso futuro (quasi quasi a momenti comprariva la scritta, accommpagnata da scampanellii musicali, che proclamava “Uberto ha trovato acido corrosivo x 1!”), il paragone con un GDR è pressoché obbligatorio. Specie visto che questa ampolla resiste miracolosamente dentro la borsa di uno dei personaggi, nonostante: cadute, cavalcate, inseguimenti, rapimenti, stordimenti, cavalcate di pancia di traverso ad un cavallo, combattimenti vari e chi più ne ha più ne metta. I misteri della narrativa (scadente).
Tornando ad essere seri. La scrittura di Simoni è a tratti semplicistica a livelli di tema scolastico, e a tratti esageratamente pomposa, con l’utilizzo di termini fuorviatamente aulici che ottengono solo l’effetto di fare scoppiare a ridere il lettore per quanto sono fuori posto.
Le cose migliori sono nelle prime righe: in una pagina e mezza ci viene descritto un vernacolo incomprensibile, un sorriso gaglioffo, uno sguardo grifagno, eccetera. Il sorriso gaglioffo, specialmente,  mi ha veramente spiazzata.

Ma la cosa più superba di questo romanzo, è la disincantata stupidità con cui i personaggi compiono le loro azioni, stupendosene successivamente o, addirittura, trovando le soluzioni nei momenti meno indicati.
Ad esempio:

Tormentato da un cattivo presagio, Ignazio si appoggiò alla porta di ingresso e spinse per aprirla, anche se appariva sprangata. Con suo disappunto, il battente si spostò all’indietro cigolando sui cardini.

Prima spingi per aprire e poi provi disappunto?
Ancora, uno dei personaggi secondari, Slawnik, dopo aver recuperato un pezzo di una croce su cui era inciso un crittogramma da decifrare, viene attaccato. Una freccia lo colpisce proprio dove tiene il pezzo di croce, che gli salva la vita. Quando rivede la croce:

Ma notò qualcosa di inaspettato: la freccia, trapassando il legno, ne aveva scheggiato la superficie. La parte iniziale del crittogramma era diventata illegibile!

Ma nooooooo che cosa inaspettata! Chi avrebbe mai potuto immaginare che una freccia, passando da parte a parte l’oggetto, l’avrebbe rovinato? Anzi non commento il fatto che lo vede solamente scheggiato, quando dovrebbe essere totalmente bucato.
O di nuovo, dopo essere stati inseguiti per mezzo mondo dai membri della setta, Ignazio (il protagonista) non si capacita di come facciano a sapere sempre dove trovarli. Solo in un momento del tutto inappropriato, l’autore decide di farci sapere che l’ha capito, scrivendo:

Il suo sguardo sereno celava tormentate riflessioni. Se Dominus aveva anticipato così bene le sue mosse, doveva aver trovato l’enigma lasciato da Vivien a San Michele della Chiusa.

Caro Simoni, se ritenevi proprio necessario farci sapere che Ignazio ha capito tutto, perché proprio in un momento che non c’appizza un cavolo, in cui il gruppo stava parlando di tutt’altro?

La cosa che però mi ha fatto venire maggiormente voglia di gettare il libro nel fuoco, è stato il dialogo che si svolge con un mercante di reliquie e testi arcani:

“Io vorrei la clavicula salomonis”, vociò qualcuno in mezzo alla folla.
Che razza di richiesta, si disse Gothus Ruber arricciando il naso rubizzo. La clavicula salomonis era infatti un libro di negromanzia. “E perché non il Necronomicon di Abdul Alharzerd, tradotto in greco da Teodoro Fileta di Costantinopoli!”, esclamò in risposta.

Simoni. Parliamoci. Mi prendi per i fondelli? Lo sai, vero, che il Necronomicon è un’invenzione di Lovecraft? Non puoi fare dire ad un personaggio, per quanto mercante di robe strane e alchimista, il nome di un libro inesistente. Specialmente non in un libro che si suppone abbia un’ambientazione storicamente accurata, e ambientato nel 1200. Io mi sento presa in giro. Altri testi che hai citato, almeno sono presi da leggende, storie antiche e resti di libri realmente pervenutoci… il Necronomicon, no.

E, per concludere in bellezza… il finale. Dopo essere stati sballottati in giro per mezza Europa, avanti e indietro, all’inseguimento di indizi e trovando quadri magici e piste assurde, avviene la Rivelazione Finale. Ignazio, il protagonista, il “Mercante di libri maledetti” (che poi vorrei capire perché viene chiamato così, visto che il “libro maledetto” non è veramente un libro… e a parte quello ha sempre avuto in mano e venduto libri filosofici e misterici, sì, ma di certo non maledetti….), rivela il suo Grande Segreto. Che forse l’unico che non l’aveva capito era Uberto. Ma perché aspettare le ultime pagine per farglielo dire? Per chiudere in bellezza? Perché non sapevi dove altro metterlo? Perché ti pareva male fare finire il libro con loro che partivano e basta (un’immagine scontata, ma sempre ottima)?
Per non parlare del dialogo che segue.
Uberto, che scopre di essere figlio di Ignazio, piagnucola: “E dove sei stato tutto questo tempo?”. No, ma davvero? Sei un pirla? Avete appena finito di scappare da una setta che da la caccia a tuo padre da quindici anni, hai sentito più e più volte raccontare dei suoi viaggi all’estero per far perdere le tracce, hai conosciuto anche la moglie, che piangeva il mercante come morto e non ha mai avuto sue notizie… e gli chiedi dov’è stato? Ma dove sei stato tu, in queste trecento pagine di libro?!

Un ultimo commento. Voltando il libro, possiamo leggere le deliziose trovate pubblicitarie per accalappiare sprovveduti.

CERTE PORTE DOVREBBERO RIMANERE CHIUSE

Tre uomini in fuga alla ricerca di un antico libro.
Un tribunale segreto deciso a farlo sparire (Sparire? Ma abbiamo letto lo stesso romanzo? Questi lo volevano usare, altroché)
Un arcano mistero che attende di essere svelato.
Chi riuscirà per primo a trovare la via d’accesso alla sapiena degli angeli?

– – –

Enigmatico come Il nome della rosa
Avvincente come I pilastri della terra
Un esordio che rimarrà nella storia.

Tutti insieme, per favore. Una bella pernacchia.
PRRRRRRRRRRRR

22 Risposte

  1. Carmen, dovresti scriverne di più così😀

  2. a sto punto c’è da chiederselo, a che lv di combattimento hai finito il libro?il boss finale era tosto?XD

  3. Tostissimo. L’hanno sconfitto facendolo cadere sulle ceneri di un braciere, e poi quello, spaventatosi quando Ignazio per pena si allunga per aiutarlo, si butta dalla finestra. Talmente ridicolo che non merita neanche di essere commentato -.-“

  4. ehhhhh non li fanno più i boss di una volta che quando pensavi di averlo battuto si ripresentava sotto altra forma sempre più potente!XD

  5. A onor del vero, credo che il Necronomicon sia semplicemente una citazione di un autore che questo Simoni deve amare molto; non penso creda che esista davvero.😉
    Su tutto il resto sono d’accordo: non ho letto il libro, ma se è tutto scritto in modo così atroce mi dispiace per te che lo hai fatto.😄

  6. Sono regali che si ricevono😄 tocca leggerli😄
    Per il Necronomicon guarda, in ambienti meno “storici” (che ne so, in un libro fantasy o horror), avrei accettato tranquillamente la citazione, ma onestamente in un thriller con pretesa ambientazione storico-realistica, un po’ mi fa storcere il naso. Immagino che questo dipenda dalla sensibilità del lettore, ma per me è come se avesse citato Hogwarts spacciandolo per castello reale… mi stona, non posso farci nulla😄

  7. Salve Crysalis,
    Fa piacere trovare qualcuno che sia giunto alle mie stesse conclusioni…
    Il mercante di libri maledetti è semplicemente osceno, eppure sul 90% dei siti che ho visitato viene considerato un capolavoro. La cosa del Necronomicon secondo me è nata come errore, poi si è tramutata in una citazione “dotta”, avviene spesso. Del resto l’autore brilla per camuffamenti e mistificazioni circa le origini della sua stessa opera. Sul mio sito puoi trovare un po’ di informazioni al riguardo.

    1. Grazie del commento positivo alla mia recensione😉 per mia fortuna, non ho trovato tutte queste recensioni positive, ma devo dire che non ho fatto moltissime ricerche… anche perché credo che, a parte l’autore e la sfilza dei lecchini, ben pochi possono trovare qualcosa di positivo in questo libro.
      Per il resto… io credo che TUTTO il libro sia nato per un errore e poi ne abbiano fatto un caso dotto. Non scherzo. E’ qualcosa di troppo osceno per pensare che qualcuno, coscientemente, ha scritto questa cosa dall’inizio alla fine con l’intento di farlo leggere a qualcun altro. Bah.
      Comunque, passo subito a dare un’occhiata al tuo sito, leggere recensionisti con idee similari è sempre un piacere😉

  8. Concordo con Sakura… bella recensione. E ovviamente mi terrò alla larga dal libro!
    Soprattutto forte la parte finale: <> uhauhauha

  9. […] la recensione di “Parole di nessuno”: QUI. Share this:CondivisioneLike this:LikeBe the first to like this […]

  10. Calcolando che il “Mercante” è la versione elegante di “L’enigma dei quattro angeli”, una manina di bianco potevano anche darla, no?😉

    1. Personalmente l’avrei data di nero “la manina”. Non basterebbe il lavoro di un anno di dieci editor professionisti per sistemare quel coso, è proprio mal concepito dall’inizio alla fine. Si fa prima a buttarlo via e scriverlo da capo…😕

      1. Perfettamente d’accordo :-S

  11. 🙂 Personalmente ritengo che la maggior parte dei libri di recente pubblicazione sia più utile nella raccolta differenziata… sono letterariamente un po’ snob e non riesco a finire un libro che non mi piace. Complimenti per la pazienza!

    1. Perfettamente d’accordo con la prima parte del tuo commento… santo cielo, saranno anni he non trovo un esordiente che mi soddisfi :-S mi sa che anche io sono una lettrice un po’ snob, ma solo nel senso che sono difficile da soddisfare… alla fine leggo tutto, è un po’ un principio personale, non riesco ad abbandonare un libro iniziato xD poi se ci metti anche che questi libri mi sono stati regalati, mi sento un po’ in obbligo e devo finirli a tutti i costi😀

  12. Io invece ho trovato molto bello il romanzo…leggibile e abbastanza avventuroso…certo ha qualche pecca, ma io mi sento ti cosigliarlo=)

    1. Bhè, il mondo è bello perché è vario, no?😉 le opinioni su questo libro – come su moltissimi libri, ultimamente – sono molto discordanti…. ma un po’ il bello è anche questo, se non ci si mette a scannarsi per fare prevalere la propria opinione!😄 in fin dei conti, io lo dico chiaramente, la mia opinione è e resta soggettiva, e indubbiamente quelle che a me sembrano orribili pecche ad altri possono sembrare pregi degni di nota😀

  13. Scusa una domanda… questo libro l’ho finito di leggere dopo poco tempo dalla sua uscita e per questo, passato tutto questo tempo, non mi ricordo più il finale.. dopo aver visto ciò che c’era nel “libro maledetto” cosa succede? ricordo che lo scrittore descrive dei suoni ma non ricordo esattamente cosa succete? potete aiutarmi? grazie🙂

  14. La tua recensione e’ la migliore in assoluto.
    Mi hai rubato le lettere sulla tastiera…
    Concordo al 100% con quanto hai scritto.
    Lo stile e’ ingenuo ed elementare.
    Il congiuntivo e’ latitante tanto quanto l’intreccio.

    Ma come e’ possibile che abbia venduto cosi’ tanto?
    Ma come e’ possibile che in rete si trovino centinaia di recensioni che inneggiano al capolavoro?
    Ma come e’ possibile che nella quarta i copertina venga paragonato a Eco e Follett?

    Mah… Misteri del marketing…

    Ancora brava e complimenti!
    Ciao!
    Guido

  15. mi associo alla pernacchia, anche se ci vorrebbero i bastoni con la casa editrice e con i giornali e le loro “critiche” false:

    Chi scrive bene di questo libro o non ha mai letto un bel libro oppure è in mala fede. Se in Italia esistesse la meritocrazia vera (se non fosse solo una parola del vocabolario), solo un editore a pagamento lo avrebbe pubblicato. Tecnica? quale? Stile? vomitevole. Pathos? zero. Trama? risibile. Sembra uno di quei fantasy opera di quindicenni in cui i protagonisti girano da un posto all’altro tanto per riempire le pagine. E poi, qualche altra chicca: in questo “libro” i protagonisti non “dicono” (disse tizio) quasi mai ma soprattutto “proferiscono” (proferì tizio!), poi qualcuno dovrebbe spiegare all’autore che non è perché la storia è ambientata nel medioevo allora il narratore si deve esprimere allo stesso modo invece che in un italiano semplice e moderno… guarda che se scrivi semplicemente “carro” non ti arresta nessuno; i “cattivi”, nel 1200 pare abbiano il rilevatore satellitare, e ovunque vadano i buoni (Italia, Francia, Spagna) manco un’oretta ed ecco che vengono ritrovati dai “cattivi”.
    Dicevamo dello stile: “La notte si diluiva in un mattino grigio e senza luce”, va be’ ci può stare ogni tanto… poi “Il sorriso ambrato del mattino coloriva i tetti di Venezia”, uffa… “La luce dell’alba iniziava a insinuarsi nei sobborghi di Tolosa” qui va già meglio, ma “L’alba coronava i Pirenei con la sua luce dorata, metallo incandescente in procinto di liquefarsi e di colare sui pendii in budelli di fuoco” no comment… “Sebbene la luce pomeridiana indorasse ogni angolo della camera”, no comment… “La calura di fine agosto languiva dopo il tramonto” basta!, “La notte si dissolveva nel torpore di un cielo rosato”, mi fermo qui…

  16. mi viene il nervoso solo a pensare che l’ho letto, in fondo ci sono pure le note dell’autore, eh certo, poi ha questa fissazione che sia Ignazio che il figliano siano fedelissimi alle mogli che da brave donne (questo fanno le donne nei suoi romani, quelle rispettabili almeno) stanno a casa ad aspettare i mariti, sigh

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