Recensione Libri: 22/11/’63, Stephen King

DISCLAIMER: il post che segue potrebbe contenere anticipazioni sul contenuto del libro in questione. Se non volete rovinarvi la sorpresa, non continuate la lettura. Oltretutto, questo post non grida al miracolo di fronte all’opera. Pertanto, se siete tra quelli che considerano 22/11/’63 il capolavoro indiscusso di King, e siete pronti ad insultare chi insinua che questo non è il Grande Ritorno Del Re Da Lungo Tempo Atteso, non proseguite la lettura. Ecco, non proseguite la lettura e basta. Fatevi un favore.

Copertina di 22/11/'63, ultimo "capolavoro" del Re

Per chi non lo sapesse, l’8 novembre 2011 ha finalmente fatto il suo capolino delle librerie l’ultimo attesissimo lavoro del Re.
L’attesa, come già detto, era grande, e alte le aspettative. Aspettative che, a giudicare dai commenti dei lettori, sembrano essere state accontentate in pieno per la maggior parte dei lettori.

Purtroppo mi duole ammettere che non faccio parte della maggioranza di lettori entusiasti di questo libro.

A livello quasi globale, l’urlo di gioia “Il Re è tornato! Evviva il Re!” ha fatto velocissimo il giro del web, andata e ritorno, contribuendo a formare una sorta di Setta del Ritorno del Re. Portavoci entusiasti sembrano pronti in agguato su tutti i social network, pronti ad aggredire verbalmente chiunque provi a suggerire l’idea che questo libro non è poi chissà quale capolavoro.
Ma cerchiamo di analizzare i dati di questo fenomeno e il mio personale parere in merito, aiutandoci con i commenti che i Membri stessi lasciano in giro per il web. Ciò che viene entusiasticamente ripetuto è:

I personaggi ben caratterizzati, facili da individuare, facili da ricordare, che sembrano come amici, dalla personalità complessa, etc etc. Insomma, ottimi personaggi.
Ma cerchiamo di vederli questi personaggi. A conti fatti, i “veri” personaggi sono due: Jake Epping/George Amberson e Sadie. Poi, c’è la fiera delle comparse, alcune ben fatte, altre stereotipate (il direttore della scuola bonaccione, la segretaria furba e che comanda tutti, l’atleta goffo che scopre di essere un attore nato, etc).
Sono davvero personaggi perfetti come i fan del libro vogliono fare credere? Bhè, indubbiamente sono bei personaggi. Personaggi ai quali, se non si appartiene al fan club che odia la banalità, ci si affeziona facilmente. Troppo facilmente. Jake/George è l’uomo perfetto. Bello, colto, gentile, buono, pronto a rinunciare alla sua salute, ad anni della sua vita, alla vita stessa se è il caso, pur di fare qualcosa che secondo lui salva il mondo. Non ha un solo difetto. E’ persino propenso a non giudicare troppo le persone più rozze, volgari e malvagie che incontra sul suo cammino, e fa praticamente della beneficenza ovunque. Insomma, non ha una sola ombra. Se è disposto ad uccidere, lo è solo per un bene superiore. Sadie, da parte sua, è complessata e traumatizzata. Ha avuto prima una famiglia di folli e odiosi pazzi, poi un marito folle e odioso. Ovviamente non può non far colpo sullo spirito da buon samaritano di Jake.  Insomma. Personaggi carini ma, scusatemi se lo dico, anni luce distanti dai personaggi sfaccettati e complessi di King, pieni di ombre e lati oscuri. Completamente diversi dai personaggi di cui King ci (mi?) faceva innamorare, quelli che prima di combattere il male fuori di loro dovevano combattere quello dentro di sé. Qua abbiamo due buoni che più buoni non si può che, poveri bimbi, devono combattere un’avversità dopo l’altra, senza praticamente mai crollare, dubitare o cedere. Se qualcuno sostiene che questo sia un “grande ritorno al Vecchio King”, ha letto un King diverso da quello che ho letto io.

I continui riferimenti a IT. OK, questo particolare ha conquistato brevemente anche a me. Quando Jake arriva a Derry, il mio cuore batteva forte. Quando il barista gli racconta della serie di infanticidi avvenuti durante l’estate, mi stava venendo da piangere. Quando incontra Bevy-Bevy, è meglio se ti levi e Rici Rici che non sa stare in bici…. il mondo è crollato.
Ora, io non so se il problema è mio, che non ricordo bene il libro, se è di King, che è cambiato e quindi ha cambiato pure i due bambini, o del traduttore, che non ha avuto l’idea di andare a leggere la traduzione di IT per mantenere un po’ di coerenza. Giuro, non lo so. Come minimo dovrei rileggere IT e poi rileggerlo in inglese, oltre che rileggere anche 22/11/’63 in lingua madre. E non ne ho alcuna intenzione. La questione è semplice: Beverly e Rich non c’entrano nulla con i bambini che avevo imparato ad amare in IT. Sono divertenti, e sono cresciuti (di due mesi, mica tanto), e sono più acuti, dopo quello che hanno visto, ma… non sono i bambini che ho amato. Fine della questione. E’ stato bello rivederli, per carità, ma non quanto avrebbe potuto.

Il viaggio nel tempo con le sue regole che non sono mai state esplorate in altri libri. Ne vogliamo parlare? Neanche io ho letto moltissimi libri di viaggi nel tempo – forse ho visto più film e telefilm al riguardo – ma penso che non serva un’immensa cultura sull’argomento per sapere che la roba della farfalla che sbatte nelle ali è abusata, il mondo che si distrugge in tutte le sue leggi fisiche perché il passato è stato alterato è altrettanto banale e la storia di un passaggio verso un periodo storico preciso non è neanche di chissà quale novità. L’unica parte interessante, a mio vedere, è composta dagli uomini con la tessera verde/ocra/gialla/arancione/nera bla bla. Bei personaggi messi nel punto giusto.
Certo, poi, si può dire: King non voleva scrivere un libro di fantascienza, quindi non lo si può criticare per la sua mancanza di originalità. Il viaggio nel tempo è solo una scusa per tutto il resto, non il tema centrale. Quindi non lo si può giudicare per esso.
Giustissimo. Ma neanche lo si può vedere come punto a favore.

La bellissima storia d’amore tra Jake e Sadie, degna del bellissimo Lisey’s story. Indubbiamente, una bellissima storia d’amore. Una storia d’amore che colpisce per il suo dramma e per il coraggio con cui viene portata avanti. Stpenda. Peccato che io ho comprato un libro su un viaggio nel tempo per salvare Kennedy, non su una storia d’amore. Forse ci poteva stare, per fare vedere come Jake vive nel passato. Ma di certo non ci stava una storia d’amore raccontata nei più piccoli dettagli da pagina 307 a pagina 761 (il libro conta 767 pagine, compresa la postfazione). Personalmente, avrei preferito che fosse dato leggermente più spazio alla visione del mondo devastato dopo il salvataggio di Kennedy, o più spazio ad Oswald (che, ironicamente, è, per me, il personaggio meglio riuscito del libro). Una bella storia d’amore. Ma non è qui che doveva essere raccontata o, quantomeno, non doveva essere così lunga. Perché, sinceramente, ad un certo punto comincia a sembrare tutto un modo per occupare pagine e basta.

OK, i punti salienti dell’entusiatsa parere positivo del grande pubblico sono questi.
Si potrebbe credere che non ho nient’altro da aggiungere, ma in realtà c’è IL grande punto saliente del mio entusiasta parere negativo. Il motivo per cui la lettura di questo libro per me è stata incespicante, la causa per cui ogni dieci pagine storcevo il naso e venivo buttata fuori dall’atmosfera di intimità che solitamente si crea con un libro che sto leggendo.
Diamo il benvenuto a lei, la maledetta: la traduzione.

Ora, io ci tengo a specificare due semplici cose prima di procedere su questo punto: non ho letto il libro in inglese, perciò il mio giudizio sull’opera è limitato (ma ritengo che non bisogna leggere un libro in originale per capire se la scelta di un termine è felice o meno, visto che la traduzione non è mai e non deve mai essere letterale), e, per di più, nutro un’affettuosa antipatia nei confronti del traduttore, Wu Ming 1. Pertanto, il mio giudizio in mertito è probabilmente soggettivo e di parte, ma, per certi versi, neanche troppo. E, sappiate, io lo dico in anticipo non perché la gente possa trovare più facilmente appigli per insultarmi e smontare il mio commento: ma perché chi legge capisca che il mio è un parere soggettivo e che, se è tanto sensibile da non poter sopportare l’espressione della sincera opinione altrui, può anche andare a quel paese.

Dunque, la traduzione.
Come nel precedente lavoro di Wu Ming 1 su King – la traduzione della raccolta di racconti “Notte buia, senza stelle” – la sensazione che ho ottenuto, man mano che avanzavo nella lettura, era quella di annaspare. Mi sembrava di stare cercando di nuotare verso una riva lontana, rischindo di affogare ogni due secondi. Come se stessi cercando di andare avanti, raggiungere una meta, ma senza avere esattamente le forze per farlo.
Come in Notte buia, senza stelle, iniziando la lettura non mi pareva di stare leggendo King. Man mano che si va avanti nella lettura, piano piano, ci si comincia ad abituare, e Wu Ming 1 comincia ad abituarsi a tradurre King e non chiunque altro, e si riesce lentamente ad immergersi in King e a godersi la lettura… ma questo avviene pienamente solo verso pagina 550. Non un ottimo risultato, siamo onesti.
Oltre a questo – che semplicemente può essere dovuto al fatto che sono ancora abituata alla traduzione di Dobner e non riesco a staccarmene, ma in quel caso vuol dire forse che amavo leggere Dobner, non King, e vista la mole e i diversi traduttori che ho letto ne dubito fortemente – c’è il ben più grave problema della scelta dei termini.
Che cercherò di evidenziare con due esempi. Quelli che mi hanno fatto più incavolare.

La panza. A pag. 118, per la prima volta (e purtroppo non ultima) viene utilizzato questo termine da far drizzare i capelli. “A giudicare dalla panza che stava mettendo su, non stentavo a crederlo”. La parola panza, per quanto possa essere usata scherzosamente, è una parola dialettale, calabrese. E può sembrare quantomeno inappropriato trovarla in un libro… a meno che non sia scritto da un calabrese. Ma, visto che il libro è di Stephen King, americano, il problema non si pone. Panza non ci sta.
Ma magari, volendo, si può chiudere un occhio: volendo la frase può suonare scherzosa – per quanto non siano molti che si sforzano di essere scherzoso nei propri pensieri – e, per una volta, ci può stare. Certo, a me questa trovata ha fatto fare una pausa di dieci secondi netti, perdendo così l’immedesimazione col personaggio, ma sono dettagli. Un autore (o tradutorre) dovrebbe cercare il meno possibile di ottenere il risultato di “buttare fuori” il lettore, ma pazienza. Andiamo avanti.
Quando però la parola viene ripetuta, e in casi meno ironici e meno appropriati di questo… allora no, eh. Allora ce l’hai proprio con me. Che male ti ha fatto la parola “pancia”, che la devi tradurre a tutti i costi con un termine dialettale? Può essere una scelta meditata, può essere che King avesse scelto un termine dialettale per la resa inglese, ma, in quel caso, mi riesce difficile credere che abbia usato una sola parola dialettale in tutto il libro. E, se così non è, ci si chiede perché è quella l’unica che si nota nella traduzione. Probabilmente, se fin dall’inizio avessimo trovato parole più o meno dialettali, non ci avrei fatto caso. Così, invece… Bhè, penso di essere stata abbastanza esplicativa.

Le mammelle. Questo, per me, la questione più eclatante. La scelta peggiore dell’intero libro. E viene usata due volte. La prima, riferendosi a Sadie. “Le mammelle si muovevano sotto il vestito…”. Dire il seno non piaceva? Troppo volgare? Con tutti i “cazzo” contenuti nel libro? La seconda, è anche peggiore. E’ riferita ad un uomo. “Mammelle adipose coprivano i muscoli…“, o qualcosa di simile. No, ma seriamente? Mammelle? Mi prendete in giro? Dire pettorali era troppo banale? Insomma, se la panza mi aveva gettato fuori dal libro, le mammelle mi hanno fatto venire voglia di chiuderlo e basta. Non aggiungo altro. Penso di essermi abbastanza spiegata.

Me n’ero annotate altre. Ma, oltre ad essere tutte di questo tenore, mi sono stancata di continuare a scrivere di queste cose. Credo di aver reso l’idea.

Che poi, chiariamo un concetto: a me il libro non ha fatto schifo. In stelle aNobiiane, il mio parere oscilla tra le tre e le quattro stelle. Alla fine dei conti, è una bella storia di King. E merita per le pagine tra la 600 e la 752, che, quasi da sole, avrebbero potuto costituire un bellissimo libro.
E poi, bhé, è King. Comunque vada, vale sempre la pena di leggere King. Ed è sicuramente meglio di altre opere del passato, come il terrificante Cell.

4 Risposte

  1. Non l’avevo visto O_O e pensare che sono giorni che lo cerco, visto che per notte buia l’aveva aperto! Grazie xD

  2. leggero questo post dopo natale, cioè dopo aver ricevuto e letto il nuovo libro di King.

    PS sono io inetto o non trovo il link per il feed reader?

    1. Allora aspetterò il tuo aprere😛 ehm, no, in effetti non c’erano proprio i link ai feed. Ora dovrebbero spuntare, credo… giusto?

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